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Ritorna la terza edizione di NON CON I MIEI SOLDI

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NCMS3

Ritorna la terza edizione della rassegna, tra documentari, film di finzioni, romanzi, grandi metafore e storie prese dall’attualità.

A Firenze, dal 30 agosto al 7 settembre, alla Biblioteca delle Oblate.

A oltre dieci anni dall’inizio della grande crisi finanziaria, è ancora necessario approfondire e capire cause ed effetti dell’evento che ha provocato crolli delle Borse di tutto il mondo, crisi bancarie, disoccupazione, disuguaglianze e povertà nel mondo.

Saggi, esperti, ma anche la letteratura e Il cinema hanno raccontato e indagato, nel corso degli anni, queste vicende con grande efficacia.

Ogni sera, alle ore 20.30, incontro su un libro e/o saggio con autori ed esperti del settore, a seguire, proiezione di un lungometraggio, film di finzione o docufilm, per raccontare e spiegare la finanza e le sue contraddizioni. 

Tutti i film in rassegna saranno introdotti da Vittorio Iervese, presidente del Festival dei Popoli.

 

Il programma

venerdì 30 agosto

Paradisi fiscali

Dibattito con Misha Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia.

A seguire

Panama Papers

Alex Winter | USA | 2018 | 96′

 

sabato 31 agosto

Il clima è (già cambiato). 9 buone notizie sul cambiamento climatico.

alla presenza dell’autore, Stefano Caserini, con Giorgio Ricchiuti, Università degli Studi di Firenze.

A seguire

Il sale della terra

Wim Wenders | Brasile Italia Francia | 2014 | 100min

 

giovedì 5 settembre

Diritti umani

Incontro con Cecilia Strada (Mediterranea), intervistata da Rosy Battaglia, giornalista di Valori.it, esperta di giornalismo civico.

A seguire

Eldorado

Markus Imhoof |Svizzera, Germania | 2018 | 92′

 

sabato 7 settembre

La guerra di tutti e La tua patria è il mondo intero

alla presenza degli autori, Raffaele Alberto Ventura e Lorenzo Marsili. Modera Simone Siliani

A seguire

Le ultime cose

Irene Dioniso | Italia, Francia, Svizzera | 2016 | 85′

 

Fuori rassegna a Cango

Cantieri Goldonetta, via Santa Maria 23/25

venerdì 6 settembre | h 20:30

Nuotare con gli squali. Il mio viaggio nel mondo dei banchieri

alla presenza dell’autore, Joris Luyendijk, Mauro Meggiolaro (Fondazione Finanza Etica). Introduce Simone Siliani

A seguire

Voices of finance

docu-dance film di Clara Van Gool | Paesi Bassi | 35′

 

 

 

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. 

Informazioni e prenotazioni setti.fondazione@bancaetica.org e 055 2381064.

 

Rigeneriamo Comunità

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Bando Coopstartup per rilanciare i territori

 

Fondazione Finanza Etica, insieme a Banca Etica, sostengono il bando Coopstartup Rigeneriamo Comunità promosso da LegacoopCoopfond e Legacoop-Cooperative di Comunità, in partnership con soggetti dell’associazionismo e della promozione territoriale.

Il bando sarà attivo fino al prossimo 31 agosto 2019.

Il bando si rivolge a gruppi di almeno 3 persone, che intendano costituire un’impresa cooperativa aderente a Legacoop, e a cooperative aderenti a Legacoop costituite a partire dal 1° gennaio 2018 con sede e sviluppo del progetto proposto in aree internepiccoli comuni, aree urbane degradate, aree agricole incolte o abbandonate, aree naturalistiche e naturali protette, aree di interesse storico, paesaggistico e culturale.

Saranno ammessi al bando idee e progetti imprenditoriali indirizzati al potenziamento delle risorse e al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso lo sviluppo di una combinazione di attività quali, ad esempio, interventi finalizzati alla riqualificazione di beni che rispondono a un interesse pubblico, alla tutela dell’ambiente, del decoro urbano e al recupero di luoghi in disuso, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, allo sviluppo di energie rinnovabili, al riuso e al riciclo.

Le candidature dovranno essere presentate online attraverso la piattaforma Coopstartup, compilando ed inviando il modulo di candidatura entro e non oltre le ore 14.00 del 31 Agosto 2019.

Per tutte le informazioni >> Coopstartup.

La UE riformi la finanza e liberi risorse per uno sviluppo sostenibile e solidale

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Foto di Ue en Peru su Flickr

di Andrea Baranes, presidente Fondazione Finanza Etica

Nelle settimane precedenti le elezioni europee, diversi candidati italiani hanno risposto al nostro appello Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa per un diverso sistema finanziario, al servizio del pianeta e della società.

Ora che il nuovo Europarlamento è stato eletto, e mentre si studiano i nuovi equilibri per la Commissione UE, vogliamo ricordare a chi si appresta a guidare l’Europa per i prossimi 5 anni che una delle sfide decisive si giocherà sul terreno della finanza: l’Unione ha infatti il potere di trasformare radicalmente le regole dei mercati finanziari, liberando risorse immense per la svolta verso un modello economico sostenibile e solidale, capace di proteggere l’ambiente e includere anche le persone più fragili.

Il sistema finanziario globale oggi continua a sostenere progetti e imprese con impatti negativi sull’ambiente e la società; somme stratosferiche vengono quotidianamente immesse in circuiti speculativi con l’unico obiettivo di fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. Un paradosso inaccettabile, a maggior ragione considerando come manchino capitali e investimenti per creare lavoro, per una riconversione ecologica dell’economia, per ridurre le diseguaglianze, per il welfare e i servizi essenziali.

Se il compito principale della finanza dovrebbe essere quello di indirizzare i capitali dove servono, ci troviamo di fronte al più macroscopico fallimento dell’era moderna. Da un lato un eccesso di soldi alla disperata ricerca di profitti a breve; dall’altra una carenza dove sarebbero più necessari.

Per questo serve una profonda riforma dell’intero sistema, agendo lungo le diverse direttrici richiamate nell’appello scritto prima delle elezioni. Una “dall’alto” cambiando le regole del gioco con un serio contrasto ai paradisi fiscali, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie efficace, la separazione tra banche commerciali e di investimento e altro ancora.
In parallelo, “dal basso” serve una riflessione sull’uso dei nostri soldi, perché una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario vengano indirizzati in attività con impatti positivi sull’ambiente e la società. Questo significa promuovere la finanza etica e sostenibile e modelli alternativi a quello tradizionale.

Il lavoro iniziato dalle istituzioni europee per riconoscere e promuovere la finanza sostenibile è un passo incoraggiante in questa direzione, ma ancora troppo timido. La definizione di finanza sostenibile è schiacciata sulla sola dimensione ambientale, mentre poco o nulla viene detto riguardo al contrasto alle attività più dannose. Reindirizzare i capitali finanziari significa al contrario promuovere uno sforzo ben più profondo, da un lato sottraendoli ad attività con impatti negativi, dalla speculazione a quelle inquinanti, e dall’altro indirizzandoli verso le attività più meritevoli con strumenti concreti di sostegno alla finanza etica. Significa rivedere i tempi della finanza, dal brevissimo termine della speculazione a orizzonti di lungo periodo per uno sviluppo armonico della società.

Per quanto la sfida possa apparire a prima vista proibitiva, realizzare un simile percorso non è tanto questione di difficoltà tecnica, quanto di volontà politica. Sappiamo cosa andrebbe fatto e come procedere. Fino a oggi tale volontà è però mancata, o troppo spesso è stata schiacciata dal peso delle lobby finanziarie. La crisi climatica, le diseguaglianze, la disoccupazione, la mancanza di investimenti in settori chiave, le crescenti tensioni in Europa mostrano purtroppo in modo fin troppo evidente come non ci sia più tempo. Tutte le principali sfide che dobbiamo affrontare nel prossimo futuro non potranno essere risolte senza un sistema finanziario profondamente diverso da quello attuale.

Nell’appello chiedevamo alle istituzioni europee che si stanno per insediare un impegno forte in questa direzione. Molti sono i parlamentari che hanno risposto e sottoscritto le nostre proposte. Chiediamo loro adesso di mantenere il loro impegno e di aprire un confronto con le realtà della finanza etica e le reti che lavorano su questi temi in modo da procedere con proposte operative e concrete. Perché dobbiamo riportare una finanza che oggi è parte del problema a diventare parte della soluzione.

[foto: Ue en Peru]

Concorso della campagna “Chiudiamo la forbice”

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Campagna "Chiudiamo La Forbice"

Scadono il 30 giugno i concorsi banditi dalla Campagna “Chiudiamo la forbice. Dalla disuguaglianza al bene comune: una sola famiglia umana”.

Si tratta di tre concorsi video, fotografico e di disegno rivolti a tutti: giovani e adulti, religiosi e laici, individui o gruppi (classi scolastiche o famiglie, gruppi parrocchiali, sportivi, sociali, ecc…). Il concorso per il disegno è riservato ai bambini fino ai 12 anni.

Non è necessario essere dei professionisti (che comunque sono ben accetti), ma occorrono capacità di esprimere visivamente lo spirito e il tema della Campagna nel modo più efficace e comunicativo, possibilmente come frutto di un percorso di riflessione, approfondimento e confronto.

 

La Campagna «Chiudiamo la forbice. Dalle diseguaglianze al bene comune: una sola famiglia umana» è rivolta al problema delle diseguaglianze economiche, sociali e politiche per dare la possibilità di vivere una vita dignitosa e piena, libera dalla paura e dal bisogno adesso e alle generazioni future.

“Chiudere la forbice” significa interrogarsi sulle cause della povertà, e sulle conseguenze concrete dei meccanismi attraverso cui la povertà stessa si produce e si riproduce, seguendo la sfida lanciata dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Il sito della campagna

Le filiere dei metalli rari

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Un nuovo rapporto di Shareolders for Change sulle filiere dei metalli rari

 

Giovedì 24 maggio 2019, Meeschaert AM e SfC – Shareholders for Change hanno organizzato a Parigi la conferenza “L’Europa e la finanza in azione“.

In questa occasione è stato presentato uno studio sulla sostenibilità delle filiere di metalli rari. Lo studio individua potenziali controversie nell’approvvigionamento di metalli rari da parte di aziende europee nei settori automobilistico, delle energie rinnovabili e chimico e costituirà la base per le iniziative di impegno dei membri di SfC nella seconda metà del 2019 e nel 2020.

La conferenza è stata animata dagli interventi di Pervenche Berès, già presidente della commissione ECON del Parlamento Europeo, Thierry Philipponnat, fondatore di Finance Watch, Mauro Meggiolaro, coordinatore di SfC e Aurèlie Baudhuin, vice direttore generale di Meeschaert AM e presidente di SfC.

IL RAPPORTO in francese (sarà presto disponibile in inglese)

Approfondisci su Valori.it

Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa

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Le proposte della finanza etica ai candidati al Parlamento Europeo

Il voto di fine maggio 2019 per il rinnovo del Parlamento Europeo rappresenta un passaggio di grande importanza, forse decisivo per le sorti dell’UE.

I giovani di tutto il mondo – e soprattutto quelli europei – stanno chiedendo a gran voce una svolta radicale verso un’economia sostenibile: è tempo che le istituzioni europee diano risposte!

La finanza può e deve diventare uno strumento per affrontare le grandi sfide del presente e del futuro: i cambiamenti climatici e le disuguaglianze che generano sofferenza sociale e ondate migratorie globali. La UE può fare molto per regolamentare i mercati globali e spingerli a lavorare per uno sviluppo sostenibile, solidale e inclusivo.

Il Gruppo Banca Etica – in collaborazione con le reti europee della finanza sostenibile Gabv e Febea – ha redatto un pacchetto di proposte su cui chiede alle candidate e ai candidati al Parlamento di Strasburgo di prendere posizione prima del voto del 25 maggio. Le proposte riguardano le riforme del sistema finanziario globale e la promozione della finanza etica e sostenibile.

 

Visualizza il documento completo

Versione in inglese

Versione in spagnolo

 

A oggi hanno firmato

Massimo Amato | La Sinistra
Ferdinando Bonessio | Europa Verde
Paolo Ferrero | La Sinistra
Antonio Caputo | Europa Verde
Nicoletta Dentico | Europa Verde
Eleonora Cirant | La Sinistra
Philippe Daverio | +Europa
Silvana Cesani | La Sinistra
Marilena Grassadonia | La Sinistra
Nicola Fratoianni | La Sinistra
Giuliano Pisapia | PD
Patrizia Toia | PD
Cécile  Kyenge | PD
Fabio Massimo Castaldo | M5S
Roberto Gualtieri | PD
Cristina Diana Bargu | Partito Pirata

 

Cambiare il sistema finanziario, al di là dell’importanza in sé, significa dotarsi di strumenti per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che abbiamo davanti. Dal clima alle diseguaglianze, dalla giustizia fiscale al lavoro, abbiamo bisogno di un sistema finanziario che si metta al servizio della società e del pianeta, e che passi dall’essere una parte rilevante del problema a parte della soluzione – dice il Presidente della Fondazione Finanza Etica, Andrea Baranes -. Chiediamo ai candidati al Parlamento Europeo un impegno per lavorare in questa direzione!”.

Le proposte di riforma del sistema finanziario

Giustizia fiscale e lotta ai paradisi fiscali – Impedire che nell’Unione esistano territori che agiscono come veri paradisi fiscali, con conseguenze devastanti sulla diseguaglianza e la concorrenza. Alcuni passi sono stati fatti, ma sono urgenti normative per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, il riciclaggio e la criminalità, per l’armonizzazione fiscale e una giusta tassazione delle imprese, a partire dai giganti tecnologici.

Riforma globale del sistema finanziario – È necessaria una riforma complessiva per un sistema finanziario stabile e al servizio dell’economia reale e della società. Con le regole attuali la finanza provoca instabilità e crisi e pretendere nel contempo di dettare legge.

Separazione tra banche di investimento e banche commerciali; tassa sulle transazioni finanziarie – Dopo il 2008 l’UE aveva incaricato degli esperti di redigere un rapporto con le principali riforme da intraprendere: al primo posto c’era la separazione tra banche commerciali e di investimento, ma dopo anni di discussioni e di veti incrociati la proposta è stata di fatto abbandonata. Stessa sorte è toccata alla tassa sulle transazioni finanziarie, che è stata accantonata malgrado il voto favorevole del Parlamento UE e la bozza di Direttiva pubblicata dalla Commissione europea. Ribadiamo con forza la necessità di riprendere il percorso verso l’approvazione di tali normative.

 

Foto di Serge klk

Azionisti critici all’assemblea di Enel

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“Gravi ritardi nella transizione energetica in Spagna.

Voto contrario sulla politica di remunerazione: le paghe dei manager sono eccessive”

 

Oggi partecipiamo per il dodicesimo anno consecutivo all’assemblea degli azionisti di Enel, gigante italiano dell’elettricità controllato al 23,6% dal Ministero del Tesoro.

Anche quest’anno interverremo anche a nome della rete europea di investitori istituzionali SfC – Shareholders for Change, di cui siamo soci fondatori – spiega Andrea Baranes, presidente di FFE – In particolare, voteremo assieme all’investitore francese Ecofi Investissements, parte del gruppo Crédit Coopératif, socio fondatore di SfC, che detiene in tutto circa 200.000 azioni di Enel.

Le domande inviate prima dell’assemblea in collaborazione con la fondazione Friends Provident di Londra, socio di SfC, sono nove e riguardano le strategie di transizione giusta (“just transition”) di Enel verso un modello di produzione a basse emissioni di CO2, con il coinvolgimento dei lavoratori e delle comunità locali. In assemblea si punterà invece sui due temi in particolare: i prezzi troppo elevati dell’energia venduta dalla controllata Endesa in Spagna, per cui l’impresa è stata appena multata, per 5,8 milioni di euro, dalla Commissione Nazionale per i Mercati e la Concorrenza spagnola e le paghe eccessive dei manager.

I colleghi di Fundacion Finanzas Eticas, anch’essi soci fondatori di SfC, hanno partecipato in modo critico all’assemblea di Endesa il 12 aprile scorso, sottolineando il problema dei prezzi eccessivi dell’elettricità, che colpiscono migliaia di famiglie povere e il ritardo nell’uscita dal carbone – continua Baranes – In assemblea interverremo per sostenere le loro proposte, visto che Endesa fa parte del gruppo Enel. E voteremo contro, assieme ad Ecofi, al piano di remunerazione, che prevede una paga fissa per l’amministratore delegato pari al 138% della mediana delle grandi utilities europee concorrenti di Enel. Un livello che ci sembra eccessivo.

Leggi i nostri interventi all’assemblea

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Foto di Gianpiero Addis

Con Rete Disarmo azionisti critici all’assemblea di Leonardo

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Partecipiamo oggi per la quarta volta consecutiva all’assemblea degli azionisti di Leonardo, il principale produttore italiano di armamenti, il cui maggiore azionista è il Ministero del Tesoro italiano con il 30,2%.

Torneremo in assemblea con tre azioni, per conto di Rete Italiana per il Disarmo, che coordina diverse organizzazioni pacifiste e della nuova rete europea di investitori istituzionali SfC-Shareholders for Change, che rappresenta investimenti per un totale di circa 140 miliardi di euro – spiega Simone Siliani, direttore di FFE, fondata nel 2003 da Banca Etica.

L’intervento della Fondazione toccherà tre aspetti principali: l’export di armi verso il Turkmenistan, il possibile coinvolgimento nel conflitto in corso in Yemen e la produzione di armi nucleari.

L’esercito del Turkmenistan, un Paese considerato alla stregua di Corea del Nord ed Eritrea sul piano della libertà di stampa, starebbe utilizzando almeno tre elicotteri multiuso (civile e militare) AW 109 di Agusta Westland (gruppo Leonardo) in operazioni militari, anche se la loro vendita non è mai stata autorizzata come export militare dallo Stato italiano. Vogliamo che Leonardo faccia chiarezza su questa vicenda – spiega Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo – Lo stesso discorso vale per lo Yemen: Leonardo deve dirci se armi del gruppo sono attualmente utilizzate o saranno impiegate nella guerra in corso nel Paese arabo. Chiederemo infine maggiori dettagli sull’effettivo coinvolgimento di Leonardo nella produzione di armi nucleari, visto che il gruppo compare nell’ultimo rapporto di ICAN (Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari) all’interno della lista delle imprese produttrici. Questo, secondo noi, espone la società anche a rischi finanziari, visto che molti investitori istituzionali (tra cui il fondo pensione norvegese, il più grande fondo sovrano al mondo) potrebbero decidere di escludere l’impresa, come già successo in passato, proprio per il suo coinvolgimento nella produzione di armi nucleari.

Fondazione Finanza Etica ha inoltre anticipato a Leonardo 13 domande per conto di Rete Italiana per il Disarmo e Greenpeace Germany. Alle domande, che toccano temi come la cooperazione con partner tedeschi, l’interesse verso Piaggio Aerospace e l’acquisto di Vitrociset, l’impresa fornirà risposte scritte nel corso dell’assemblea.

Azionisti critici all’assemblea di ENI

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Passi avanti sulle rinnovabili, ma compensare emissioni in crescita piantando alberi è solo una misura palliativa

 

Il 14 maggio abbiamo partecipato per il dodicesimo anno consecutivo all’assemblea degli azionisti di Eni, la più grande impresa italiana – controllata al 30,10% dal Ministero del Tesoro – con interessi che spaziano dal petrolio al gas, dalla chimica all’ingegneria. Sotto la lente della Fondazione c’è, ancora una volta, il piano di decarbonizzazione della società.

I 463MW di potenza installata da rinnovabili al 2020 sono saliti a 1,6GW entro il 2022 e a 5 GW entro il 2025. Di questo non possiamo che essere soddisfatti – spiega Andrea Baranes, presidente di FFE. – Alle fonti di energia pulita sarà però riservato appena il 4,24% degli investimenti totali nei prossimi quattro anni, mentre la produzione di combustibili fossili crescerà del 3,5% l’anno, realizzando 2,5 miliardi di barili di nuove risorse e perforando 140 pozzi esplorativi in tutto il mondo. Non è questo il “piano B” che vorremmo vedere realizzato da Eni per essere in linea con gli obiettivi climatici.

FFE è particolarmente critica sul piano di compensazione delle emissioni di gas serra presentato dalla società, che prevede la riforestazione di 8,1 milioni di ettari di terreni in Africa, un quarto della superficie dell’Italia. Entro il 2030, gli alberi dovrebbero riuscire a compensare tutte le emissioni dirette legate alle attività di esplorazione ed estrazione di petrolio.

Si tratta di una minima parte delle emissioni totali – continua Baranes – perché non si tiene conto di quelle indirette, generate dall’utilizzo del petrolio e del gas che Eni commercializza, per esempio quelle prodotte dalle automobili o dalle centrali termoelettriche. Alla fine piantare alberi è solo una misura palliativa: da una parte si continua a espandere la produzione di combustibili fossili, come e più di prima, e dall’altra parte si cerca di rimediare, molto parzialmente, ai maggiori danni creati al clima. Ma i danni dovrebbero essere ridotti in partenza riducendo seriamente la produzione di petrolio a favore delle rinnovabili.

Anche quest’anno Fondazione Finanza Etica interverrà a nome della rete europea di investitori istituzionali SfC – Shareholders for Change, di cui è socia fondatrice e voterà in accordo con i membri francesi Meeschaert Asset Management e Ecofi Investissement, che detengono circa 100.000 azioni di Eni.

 

Scarica il Comunicato Stampa

Scarica l’intervento della fondazione all’Assemblea