Finanza e armi

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La produzione e il commercio di armi provocano morti e distruzione, rappresentando una spesa improduttiva che sottrae risorse a istruzione, sanità e servizi essenziali, specialmente nei paesi poveri. L’ONU avverte che la proliferazione delle armi ostacola il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. La spesa militare ha un basso ritorno economico e occupazionale: un miliardo di euro investito in armi genera solo 741 milioni di euro di produzione interna e crea meno posti di lavoro rispetto a investimenti in protezione ambientale, istruzione o sanità. Il settore delle armi dipende fortemente dal sostegno finanziario degli Stati, che spesso agiscono come principali azionisti e clienti. Le campagne di pressione della società civile hanno portato banche e imprese finanziarie ad adottare linee guida etiche, escludendo il finanziamento delle armi. La finanza etica si oppone fermamente al finanziamento delle armi, promuovendo investimenti sostenibili e responsabili, orientati al sostegno dell’economia reale, del terzo settore e delle imprese sociali.

TTIP – il trattato da fermare

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Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) rappresenta un serio rischio per la democrazia e l’ambiente, venduto come soluzione per la crescita economica. Questo accordo tra USA e UE mira a ridurre le barriere commerciali, ma nasconde l’intenzione di aggirare regolamentazioni fondamentali che proteggono salute, ambiente e diritti dei lavoratori. Le multinazionali potrebbero sfidare le leggi nazionali in tribunali privati, minando la sovranità degli Stati. Le implicazioni per il settore agroalimentare sono preoccupanti: si rischia di abbassare gli standard europei di sicurezza alimentare, permettendo l’ingresso di prodotti geneticamente modificati e trattati con sostanze chimiche meno regolamentate. Inoltre, l’accordo potrebbe aprire la strada alla privatizzazione dei servizi pubblici, compresa la sanità, con gravi conseguenze per i cittadini. L’opposizione al TTIP è in crescita, evidenziando la necessità di trasparenza e di politiche che tutelino realmente il bene comune e l’ambiente.

Le Istituzioni Finanziarie Internazionali

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Le istituzioni finanziarie internazionali, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, sono nate dalla conferenza di Bretton Woods del 1944 per stabilizzare l’economia mondiale post-bellica. La Banca Mondiale fornisce prestiti e finanziamenti per progetti di sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Tuttavia, le politiche di condizionalità economica hanno spesso causato privatizzazioni e liberalizzazioni forzate, con gravi impatti sociali ed economici nei paesi debitori. Inoltre, è criticata per il finanziamento di progetti ad alto impatto ambientale, con conseguenze devastanti su comunità locali e ambiente. Le riforme promosse sono state oggetto di proteste globali, evidenziando la necessità di maggiore responsabilità sociale e ambientale. La Banca Europea per gli Investimenti, sebbene meno conosciuta, finanzia progetti infrastrutturali in Europa e oltre, ma le sue operazioni nel settore estrattivo e delle grandi dighe hanno sollevato preoccupazioni per gli impatti ambientali e sociali. È essenziale riformare queste istituzioni per promuovere uno sviluppo veramente sostenibile.

I Paradisi Fiscali

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I paradisi fiscali sono giurisdizioni che consentono di evadere o eludere le leggi di altri Paesi. Caratterizzati da segretezza bancaria e tassazione bassa o nulla, favoriscono l’evasione fiscale e la fuga di capitali, causando enormi perdite per le economie globali. Multinazionali e individui ricchi utilizzano meccanismi come il transfer pricing e la creazione di società offshore per spostare profitti verso questi paradisi, eludendo così le tasse. Le conseguenze sono molto gravi, con risorse sottratte ai Paesi poveri, favorendo corruzione e criminalità. La comunità internazionale ha iniziato a contrastare questi fenomeni, ma le soluzioni proposte, come gli accordi bilaterali di scambio di informazioni, sono spesso inefficaci. Le reti della società civile chiedono un trattato multilaterale e una maggiore trasparenza per combattere l’evasione fiscale e promuovere un sistema finanziario più equo e sostenibile. Inoltre, occorre rendere illegali enti come i trust che garantiscono anonimato e segretezza. Solo così si potrà ridurre la fuga di capitali e garantire maggiore equità.

I rapporti finanziari tra Nord e Sud del mondo

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I rapporti finanziari tra Nord e Sud del mondo si articolano principalmente attraverso tre canali: pubblico, privato e individuale. I flussi finanziari pubblici comprendono gli aiuti allo sviluppo erogati dai governi e dalle istituzioni internazionali, essenziali ma spesso insufficienti. Gli investimenti diretti esteri da parte delle imprese private giocano un ruolo cruciale, sebbene possano portare a privatizzazioni forzate e impatti negativi sulle economie locali. Infine, le rimesse dei migranti rappresentano una fonte vitale di finanziamento per molte famiglie nei Paesi in via di sviluppo, contribuendo significativamente alle economie locali. Tuttavia, questi flussi presentano problematiche complesse. Gli aiuti pubblici sono spesso vincolati a interessi geopolitici e condizioni che limitano l’autonomia dei Paesi beneficiari. Gli investimenti privati, se non regolamentati, possono favorire la speculazione e non garantire benefici equi. Le rimesse, pur essendo cruciali, possono creare dipendenze economiche e incentivare l’emigrazione, depauperando i Paesi di origine della loro forza lavoro più produttiva. Per migliorare i rapporti finanziari tra Nord e Sud, è necessario promuovere maggiore trasparenza, responsabilità sociale e ambientale, e una cooperazione internazionale che miri veramente allo sviluppo sostenibile e alla riduzione delle disuguaglianze.

Derivati: rischi e speculazione

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I derivati sono strumenti finanziari il cui valore dipende da un altro bene detto sottostante. Nati per coprire i rischi commerciali, si sono trasformati in strumenti speculativi. I derivati permettono di scommettere sull’andamento di un prodotto, amplificando profitti e perdite grazie all’effetto leva. Questa caratteristica ha reso i derivati estremamente rischiosi, soprattutto perché possono essere scambiati fuori dai mercati regolamentati (Over The Counter – OTC). I derivati hanno giocato un ruolo chiave nella crisi finanziaria del 2008, con strumenti come i CDO e i CDS che hanno diffuso i rischi legati ai mutui subprime. Oltre ai rischi finanziari, i derivati influenzano anche i prezzi delle materie prime, creando volatilità nei mercati. La complessità e la mancanza di trasparenza di molti derivati hanno portato a enormi perdite per enti pubblici e privati. Per mitigare questi rischi, è necessaria una regolamentazione più severa e una maggiore trasparenza nei mercati dei derivati.

Scommettere sulla fame. Crisi finanziaria e speculazione su cibo e materie prime

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La speculazione finanziaria sul cibo e sulle materie prime ha aggravato la crisi alimentare globale, aumentando i prezzi e causando fame e povertà. Tra il 2007 e il 2008, i prezzi delle materie prime alimentari sono aumentati drasticamente, con il grano che ha visto un incremento del 80% e il mais del 90%. Questa volatilità dei prezzi ha avuto effetti devastanti, specialmente nei paesi più poveri dove le famiglie spendono fino al 90% del loro reddito per il cibo. La speculazione sui derivati e sui commodity index funds ha amplificato queste oscillazioni, portando a conseguenze come la malnutrizione e la vendita di beni essenziali come la terra coltivabile. Gli impatti negativi si sono estesi anche ai servizi essenziali, come sanità e istruzione, aggravando ulteriormente la situazione delle popolazioni più vulnerabili. Per mitigare questi effetti, sono necessarie riforme globali che limitino la speculazione e promuovano un mercato più equo e trasparente.

L’azionariato critico

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L’azionariato critico è uno strumento di partecipazione che mira alla sostenibilità e alla trasparenza delle imprese. Nato come reazione alla finanziarizzazione dell’economia, consente agli azionisti di intervenire direttamente nelle assemblee aziendali per monitorare e influenzare il comportamento socio-ambientale delle imprese. Attraverso l’acquisto simbolico di azioni, gli attivisti possono portare all’attenzione dei consigli di amministrazione questioni come le violazioni dei diritti umani e i danni ambientali. Questo approccio ha già prodotto risultati significativi, dimostrando che le imprese sono più responsive alle richieste provenienti dai propri azionisti. L’azionariato critico si distingue per il suo triplice obiettivo: dare voce alle comunità locali nei consigli di amministrazione, promuovere la partecipazione attiva dei piccoli azionisti e aumentare la rappresentanza e la responsabilità sociale delle imprese. In Italia, la Fondazione Culturale Responsabilità Etica ha adottato questo approccio, lavorando in rete con organizzazioni della società civile per selezionare imprese da monitorare e influenzare. Nonostante i progressi, l’azionariato critico deve ancora crescere per diventare uno strumento più efficace e diffuso tra gli investitori.

Gli Accordi di Basilea sulla vigilanza bancaria

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Gli Accordi di Basilea mirano a rafforzare la stabilità del sistema bancario internazionale. Nati nel 1974 per iniziativa dei governatori delle banche centrali del G10, questi accordi introducono un sistema di misurazione dell’adeguatezza patrimoniale delle banche. Basilea I, introdotto nel 1988, stabiliva requisiti minimi di capitale basati sul rischio di credito. Basilea II, pubblicato nel 2004, ha introdotto tre pilastri: requisiti patrimoniali minimi, controllo prudenziale e disciplina di mercato. Basilea III, sviluppato dopo la crisi del 2007-2008, mira a rafforzare ulteriormente i requisiti patrimoniali, migliorare la qualità del capitale, introdurre nuovi standard di liquidità e limitare l’eccesso di leva finanziaria. Questi accordi richiedono alle banche di mantenere un certo capitale per coprire i rischi associati alle loro attività, proteggendo così i depositanti e la stabilità del sistema finanziario. Tuttavia, le norme di Basilea possono avere effetti limitati sul Terzo Settore, che spesso viene trattato alla stregua delle imprese tradizionali, nonostante le sue peculiarità.