di Andrea Baranes, presidente Fondazione Finanza Etica

Nelle settimane precedenti le elezioni europee, diversi candidati italiani hanno risposto al nostro appello Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa per un diverso sistema finanziario, al servizio del pianeta e della società.

Ora che il nuovo Europarlamento è stato eletto, e mentre si studiano i nuovi equilibri per la Commissione UE, vogliamo ricordare a chi si appresta a guidare l’Europa per i prossimi 5 anni che una delle sfide decisive si giocherà sul terreno della finanza: l’Unione ha infatti il potere di trasformare radicalmente le regole dei mercati finanziari, liberando risorse immense per la svolta verso un modello economico sostenibile e solidale, capace di proteggere l’ambiente e includere anche le persone più fragili.

Il sistema finanziario globale oggi continua a sostenere progetti e imprese con impatti negativi sull’ambiente e la società; somme stratosferiche vengono quotidianamente immesse in circuiti speculativi con l’unico obiettivo di fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. Un paradosso inaccettabile, a maggior ragione considerando come manchino capitali e investimenti per creare lavoro, per una riconversione ecologica dell’economia, per ridurre le diseguaglianze, per il welfare e i servizi essenziali.

Se il compito principale della finanza dovrebbe essere quello di indirizzare i capitali dove servono, ci troviamo di fronte al più macroscopico fallimento dell’era moderna. Da un lato un eccesso di soldi alla disperata ricerca di profitti a breve; dall’altra una carenza dove sarebbero più necessari.

Per questo serve una profonda riforma dell’intero sistema, agendo lungo le diverse direttrici richiamate nell’appello scritto prima delle elezioni. Una “dall’alto” cambiando le regole del gioco con un serio contrasto ai paradisi fiscali, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie efficace, la separazione tra banche commerciali e di investimento e altro ancora.
In parallelo, “dal basso” serve una riflessione sull’uso dei nostri soldi, perché una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario vengano indirizzati in attività con impatti positivi sull’ambiente e la società. Questo significa promuovere la finanza etica e sostenibile e modelli alternativi a quello tradizionale.

Il lavoro iniziato dalle istituzioni europee per riconoscere e promuovere la finanza sostenibile è un passo incoraggiante in questa direzione, ma ancora troppo timido. La definizione di finanza sostenibile è schiacciata sulla sola dimensione ambientale, mentre poco o nulla viene detto riguardo al contrasto alle attività più dannose. Reindirizzare i capitali finanziari significa al contrario promuovere uno sforzo ben più profondo, da un lato sottraendoli ad attività con impatti negativi, dalla speculazione a quelle inquinanti, e dall’altro indirizzandoli verso le attività più meritevoli con strumenti concreti di sostegno alla finanza etica. Significa rivedere i tempi della finanza, dal brevissimo termine della speculazione a orizzonti di lungo periodo per uno sviluppo armonico della società.

Per quanto la sfida possa apparire a prima vista proibitiva, realizzare un simile percorso non è tanto questione di difficoltà tecnica, quanto di volontà politica. Sappiamo cosa andrebbe fatto e come procedere. Fino a oggi tale volontà è però mancata, o troppo spesso è stata schiacciata dal peso delle lobby finanziarie. La crisi climatica, le diseguaglianze, la disoccupazione, la mancanza di investimenti in settori chiave, le crescenti tensioni in Europa mostrano purtroppo in modo fin troppo evidente come non ci sia più tempo. Tutte le principali sfide che dobbiamo affrontare nel prossimo futuro non potranno essere risolte senza un sistema finanziario profondamente diverso da quello attuale.

Nell’appello chiedevamo alle istituzioni europee che si stanno per insediare un impegno forte in questa direzione. Molti sono i parlamentari che hanno risposto e sottoscritto le nostre proposte. Chiediamo loro adesso di mantenere il loro impegno e di aprire un confronto con le realtà della finanza etica e le reti che lavorano su questi temi in modo da procedere con proposte operative e concrete. Perché dobbiamo riportare una finanza che oggi è parte del problema a diventare parte della soluzione.

[foto: Ue en Peru]