Categoria: Appelli

“La BCE deve agire ora sui cambiamenti climatici”. Lettera aperta a Christine Lagarde

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Questa è una traduzione dalla versione originale in inglese, disponibile qui.

 

Gentile Signora Lagarde,

Come nuova Presidente della Banca Centrale Europea si troverà ad affrontare molte sfide nei prossimi anni, ma la più importante è come la BCE combatterà i cambiamenti climatici e si adopererà per accelerare la transizione verso un’economia libera da emissioni di carbonio. Durante la Sua audizione al Parlamento Europeo, si è giustamente impegnata a mettere “la protezione dell’ambiente al centro della missione della BCE”. In qualità di accademici, rappresentanti della società civile e dei sindacati, imprenditori e cittadini profondamente preoccupati dai cambiamenti climatici, riteniamo che l’istituzione finanziaria più potente d’Europa non possa rimanere passiva di fronte alla crescente crisi ambientale.

I cambiamenti climatici non solo mettono in pericolo la nostra sopravvivenza, ma compromettono anche la stabilità finanziaria, l’economia reale e l’occupazione. È stato stimato che, senza un effettivo impegno per mitigarli, i rischi fisici legati ai cambiamenti climatici potrebbero comportare perdite fino a 24 trilioni di dollari del valore degli asset finanziari globali[1]. Per tutte queste ragioni, si rende necessario un massiccio trasferimento di flussi finanziari per ottenere una transizione a basse emissioni di carbonio e socialmente equa, e ciò non può essere fatto senza che le banche centrali spingano attivamente il sistema finanziario nella giusta direzione. Questo non solo renderà la nostra economia più sostenibile, ma faciliterà la creazione di posti di lavoro in settori a minore intensità di carbonio.

Sappiamo che la questione è oggetto di discussione tra molte banche centrali che fanno parte del “Network for Greening the Financial System”, compresa la BCE. Ma i progressi sono troppo lenti e il tempo stringe. Non possiamo aspettare anni per studiare i rischi finanziari a lungo termine; le banche centrali devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per prevenire proattivamente tali rischi. A questo proposito, desta profonda preoccupazione constatare che la BCE – in nome della neutralità dei mercati – stia ancora acquistando su larga scala asset da società che operano in settori ad alta intensità di carbonio e legati ai combustibili fossili. Se la BCE è veramente preoccupata dei rischi legati al clima, dovrebbe riconoscere che la sua attuale politica monetaria è parte del problema e sta rafforzando un pericoloso status quo.

Senza ulteriori indugi, la BCE dovrebbe impegnarsi a eliminare gradualmente dal proprio portafoglio asset ad alta intensità di carbonio, iniziando con l’immediato disinvestimento dalle attività connesse ai fossili. Senza attendere la “tassonomia verde” sviluppata dalla Commissione Europea, i criteri di impatto climatico dovrebbero essere utilizzati per controllare tutte le attività attualmente ammissibili per operazioni di politica monetaria.

Come ha dimostrato la risposta all’emergenza dell’ultima crisi finanziaria, le banche centrali non mancano di immaginazione quando la situazione lo richiede. Sotto la Sua guida, la BCE potrebbe impiegare una analoga creatività nell’affrontare le minacce dei cambiamenti climatici, riprogettando o rifinanziando operazioni di “Quantitative Easing” per garantire il sostegno a investimenti che contribuiscano alla transizione verde.

Dovrà inevitabilmente affrontare la resistenza ideologica di coloro che pensano che le banche centrali dovrebbero lasciare ad altri le politiche climatiche e rimanere neutrali rispetto ai mercati. Ma è ora di rivedere questo principio. Se si è d’accordo con Nicholas Stern che “il cambiamento climatico è un risultato del più grande fallimento del mercato che il mondo abbia visto“, l’idea che la politica monetaria dovrebbe semplicemente rispecchiare il mercato equivale ad aggiungere un fallimento normativo a quello di mercato.

D’altro canto, troverà anche un forte sostegno politico a supporto di un’azione risoluta in questa direzione. La lotta ai cambiamenti climatici è uno dei principali obiettivi politici dell’UE e, in quanto tale, rientra nel Suo mandato come definito dall’articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, come è stato confermato più volte dal Parlamento europeo[2]. Inoltre, la BCE, in quanto istituzione dell’UE, è giuridicamente vincolata dall’Accordo di Parigi sul clima. In caso di dubbi su questo punto in futuro, può avere piena fiducia che il Parlamento europeo – al quale la BCE è tenuta a rispondere – fornisca ulteriori chiarimenti e orientamenti sul ruolo che la BCE dovrebbe svolgere nell’ambito della più ampia strategia climatica dell’UE.

Se Lei è seriamente intenzionata a porre la BCE in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico, può contare sul nostro sostegno per contribuire a questo dibattito in modo costruttivo e democratico.

 

[1] Dietz, Simon, Bowen, Alex, Dixon, Charlie and Gradwell, Philip (2016) ‘Climate value at risk’ of global financial assets. Nature Climate Change, 6. pp. 676-679. ISSN 1758-678X

[2] European Parliament resolution on sustainable finance, April 2018 https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2018-0215_EN.html

 

Firme dalle organizzazioni
  1. Secours Catholique – Caritas France
  2. Potsdam Institute for Climate Impact Research
  3. Finnish Confederation of Professionals (STTK)
  4. Greenpeace Netherlands
  5. Confédération française démocratique du travail
  6. European Federation of Ethical and Alternative Banks & Financiers (FEBEA)
  7. UNI-Europa
  8. Stockholm Resilience Centre
  9. Finance Watch
  10. Institute for Climate economics (I4CE)
  11. WWF European Policy Office
  12. Fondazione Finanza Etica
  13. World Future Council
  14. Finanzwende
  15. ASUFIN
  16. FEPS
  17. IPSO ECB Trade Union
  18. The Club of Rome
  19. Positive Money Europe
  20. Veblen Institute for Economic Reforms
  21. Centre des Jeunes Dirigeants
  22. Greenpeace France
  23. Fondation Nicolas Hulot
  24. Attac Germany
  25. The Shift Project
  26. Rethinking Economics
  27. Institut Louis Bachelier
  28. KEDGE Business School
  29. WEED – World Economy, Ecology & Development
  30. Attac France
  31. AXYLIA
  32. org
  33. Society for International Development (SID)
  34. Fondation Copernic
  35. Urgewald
  36. Sauvons l’Europe
  37. BankTrack
  38. Chaire Positive Business – Université Paris Nanterre
  39. PowerShift e.V.
  40. FISAC/CGIL
  41. Sunrise Project
  42. Green Economy Coalition
  43. SOMO
  44. Greentervention
  45. The Green New Deal for Europe
  46. European Alternatives
  47. Greenpeace International
  48. Réseau Action Climat
  49. Fair Finance Institute
  50. Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV)
  51. Monetative e.V.
  52. Observatorio de la Deuda en la Globalización
  53. Attac Austria
  54. Asociación de las Comunidades Autofinanciadas
  55. Réseau International de recherche sur les Organisations et le Développement Durable (RIODD)
  56. Schutzstation Wattenmeer
  57. SDSN France
  58. Edgeryders
  59. WECF France
  60. FISAC/CGIL
  61. Banca Etica
  62. Alofa Tuvalu

 

Firme dagli esperti individuali
  1. Adam Tooze, Professor, Columbia University, European Institute, USA
  2. Adair Turner, Chairman, Energy Transitions Commission & Former Chairman of the UK Financial Services Authority, UK
  3. Tim Jackson, Professor, University of Surrey, UK
  4. Herman Wijffels, Former CEO at Rabobank, Netherlands
  5. Panicos Demetriades, Professor of Financial Economics, University of Leicester, UK
  6. Jézabel Couppey-Soubeyran, Professeur, Université de Paris 1 Panthéon-Sorbonne, France
  7. Nick Robins, Professor, Grantham Institute on climate change and the Environment, UK
  8. Rens van Tilburg, Director, Sustainable Finance Lab, Netherlands
  9. Francesco Papadia, Senior Fellow, Bruegel, Belgium
  10. Dominique Plihon, Professeur émérite, Université Sorbonne Paris Nord, France
  11. Vincent Aussilloux, Head of the Economics Department, France Stratégie, France
  12. Benjamin Braun, Senior Researcher, Max Planck Institute for the Study of Societies, Germany
  13. Andrew Watt, Macroeconomic Policy Institute (IMK), Germany
  14. Miguel Otero-Iglesias, Professor, IE School of Global and Public Affairs, Spain
  15. Jacob Funk Kirkegaard, Senior Fellow, PIIE, USA
  16. Jeroen van den Bergh, Professor of environmental economics, Universitat Autònoma de Barcelona, ICREA & Vrije Universiteit Amsterdam, Spain & The Netherlands
  17. Jacqueline Cramer, Professor & Former Minister of the Environment, Utrecht University, Netherlands
  18. Rick van der Ploeg, Professor of Economics, University of Oxford, UK
  19. Hans Schenk, Emeritus Professor, Utrecht University, Netherlands
  20. Dirk Schoenmaker, Professor of Banking and Finance, Erasmus University Rotterdam, Netherlands
  21. Irene van Staveren, Professor of pluralist development economics, Erasmus University Rotterdam, Netherlands
  22. Pier Vellinga, chairman of various boards and academic professor, Netherlands
  23. Bert de Vries, Prof. em., Utrecht University / SFL, Netherlands
  24. Lara Lázaro Touza, Lecturer, Universidad Complutense de Madrid, Spain
  25. Alain Grandjean, Fondateur, Carbone4, France
  26. Mark Blyth, Professor, Brown University, USA
  27. Joze Damijan, Professor of Economics, University of Ljubljana, Slovenia
  28. Koen Schoors, Professor Economics, Ghent University, Belgium
  29. Dirk Ehnts, Technical University of Chemnitz, Germany
  30. Eric Lonergan, Economist, UK
  31. Sergio Rossi, Professor of Economics, University of Fribourg, Switzerland
  32. Henk de Vos, Retired associate professor, Netherlands
  33. Hubert Kempf, Professor, Ecole Normale Supérieure Paris Saclay, France
  34. Michaël Malquarti, Promoter of a monetary reform and published author, Switzerland
  35. Hugues Chenet, Honorary Senior Research Associate, University College London, France
  36. Jean Hetzel, Expert Green Finance, France Nature Environnement, France
  37. Nadia Ameli, University College London, UK
  38. Yamina Tadjeddine, Professeure de sciences économiques, Université de Lorraine, France
  39. Sebastian Diessner, Researcher, European University Institute (EUI), Italy
  40. Catherine Karyotis, NEOMA Business School, France
  41. Jean Christophe Carteron, CSR Director, KEDGE BS, France
  42. Laurence Le Poder, Associate Professor, Kedge Business School, France
  43. Nicolas Mottis, Professor, Ecole Polytechnique, France
  44. Tim Foxon, Professor of Sustainability Transitions, SPRU, University of Sussex, UK
  45. Luis Reyes, Professor of Finance, Kedge Business School, France
  46. Jörg Haas, Head of Division International Politics, Heinrich Böll Stiftung, Germany
  47. Frank Van Lerven, Senior researcher, New Economics Foundation
  48. Oliver Picek, Senior Economist, Momentum Institut, Austria
  49. Irene Monasterolo, Assistant Professor, Climate Economics and Finance, Vienna University of Economics and Business (WU), Austria
  50. Denis Dupré, Professor of finance and ethics, Université Grenoble-Alpes, France
  51. Philippe Givry, Professor of finance, Kedge Business School, France
  52. Paul Dermine, Expert in EMU Law, Maastricht University, Belgium
  53. Léo Charles, Maître de conférence, Université Rennes 2, France
  54. Regis Marodon, Conseiller finance durable, Agence Française de Développement, France
  55. Pierre Cours-Salies, Professeur émérite Sociologie, France
  56. Anaïs Henneguelle, Assistant Professor in Economics, Université de Rennes 2, France
  57. Léo Malherbe, PhD student, Université de Bordeaux, France
  58. Ludovic Suttor-Sorel, Research officer, Finance Watch – TEG member, Belgium
  59. Christiane Bernard, CGT, France
  60. Johann Walter, Prof. Dr., Westfälische Hochschule Gelsenkirchen (University of Applied Sciences), Germany
  61. David Bourghelle, Professor, Lille University, France
  62. Enrico Giovannini, Full professor of statistics and economics, University of Rome Tor Vergata, Italy
  63. Olivier Gergaud, Professor, Kedge Business School, France
  64. Nicoletta Dentico, Director, Health Innovation in Practice (HIP), Italy
  65. Lídia Brun Carrasco, Economist, Université Libre de Bruxelles, Spain
  66. Claude Calame, Directeur d’études EHESS, ATTAC, France
  67. Janie Arneguy, Conseillère Municipale Ensemble, Ensemble, France
  68. Carlos Alvarez-Pereira, President, Innaxis Foundation, Spain
  69. Matthias Kroll, Chief Economist, World Future Council, Germany
  70. Marion Cohen, President, MC Conseil, France
  71. Axel Troost, Geschäftsführer, Arbeitsgruppe Alternative Wirtschaftspolitik e.V., Germany
  72. Esther Regnier, Doctor, University of Brest, France
  73. Nicholas Dorn, Part-time course lecturer, Financial sociologist, Institute of Advanced Legal Studies, London, UK
  74. Padraic Kenna, Director, Centre for Housing Law Rights and Policy, Ireland
  75. Nicolas Huchet, lecturer, Université de Toulon, France
  76. François Chantran, Attac, France
  77. Frederique Dejean, Professor, Paris Dauphine PSL, France
  78. Marc Lenglet, Associate Professor, NEOMA Business School, France
  79. Aurélien Decamps, Associate Professor, KEDGE Business School / Sulitest.org, France
  80. Nicolas Rose, Chargé de mission innovation & Référent développement durable, Région Nouvelle-Aquitaine, France
  81. Jens van’t Klooster, FWO Postdoctoral Fellow, KU Leuven, Belgium
  82. Stephanie Jalabert, Adjunct professor in Management accounting, International University of Monaco
  83. Pierre Lachaize, Directeur, Innovation Durable Consulting, France
  84. Nicolas Postel, Professor of economics, University of Lille, France
  85. Dimbi Ramonjy, Associate professor, La Rochelle Business School – Excelia group, France
  86. Janina Urban, Research Assistant, Research Institute for Societal Development, Germany
  87. Magalie Marais, Associate Professor/Enseignante-Chercheure, Montpellier Business School, France
  88. Clément Séhier, IMT Lille-Douai, France
  89. Roland Pérez, Professeur (hon.), Université Montpellier, France
  90. Morgane Fritz, Associate Professor in Supply Chain Management, La Rochelle Business School – Excelia Group, France
  91. Michel Capron, Professeur honoraire des universités, Université Paris 8 – Saint Denis, France
  92. Corinne Vercher-Chaptal, Professor, Université Paris 13, France
  93. Dilip Subramanian, Associate Professor, NEOMA Business School, France
  94. Robin Jarvis, Professor, Brunel University, UK
  95. Valentina Carbone, Professor, ESCP Europe, France
  96. Dorothea Schäfer, Research Director in the Macroeconomics Department, DIW Berlin, Germany
  97. Rudolf Hickel, Vorsitzender, Arbeitsgruppe Alternative Wirtschaftspolitik e.V., Germany
  98. Thomas Korbun, Scientific Director, Institute for Ecological Economy Research (IOEW), Berlin, Germany
  99. Steffen Lange, Postdoctoral Researcher, Institute for Ecological Economy Research (IOEW), Berlin, Germany
  100. Davide Castro, Digital Communications and Strategy, DiEM25, Belgium
  101. Matthias Schmelzer, Researcher, Konzeptwerk Neue Ökonomie e.V., Germany
  102. Esther Jeffers, economist, Université de Picardie Jules Verne (UPJV), France

 

 

 

“Stop armi italiane in Yemen”. Nessuna risposta del Ministro Di Maio alla richiesta di incontro della società civile.

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Il mese scorso Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana per il Disarmo, Rete della Pace, Save the Children Italia hanno richiesto un incontro al Ministro degli Esteri On. Luigi Di Maio. Al momento nessun riscontro positivo è giunto in tal senso.

Le Organizzazioni della società civile rilanciano le preoccupazioni per la situazione in Yemen e per il ruolo dell’Italia nel conflitto yemenita, chiedendo al nostro Paese di spendersi con maggiore forza e produttività per la pace in quel martoriato Paese.

 

Nella lettera, inviata il 7 ottobre da numerose organizzazioni della società civile al Ministro degli Esteri Di Maio, sono state inserite richieste chiare sul ruolo positivo dell’Italia in Yemen, dopo la decisione governativa appresa dai media a metà 2019 sulla sospensione dell’invio di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Nella stessa lettera si era fatto richiamo alle posizioni espresse sul tema dallo stesso Ministro e nel programma del nuovo Governo.

Nonostante tale posizione e le nostre sollecitazioni, ad oggi nessun riscontro positivo ad un incontro è ancora arrivato dal ministro Di Maio. Proprio per il significativo impegno che il Ministro di Maio (e il Movimento 5 Stelle tutto) ha profuso in questa battaglia, riteniamo opportuno che sia lo stesso Ministro in prima persona ad incontrare la società civile per illustrare direttamente la posizione del governo sui vari aspetti che coinvolgono la crisi in Yemen.

Le nostre organizzazioni reiterano pertanto la richiesta di un incontro al Ministro degli Esteri per poter discutere con lui di uno dei più gravi scenari di crisi attuali, tornando a chiedere all’Italia di:
> sospendere immediatamente ogni autorizzazione all’esportazione di tutte le tipologie di armi verso le parti in conflitto in Yemen, incluse le autorizzazioni già rilasciate. Non basta, infatti, fermare bombe d’aereo e missili, ma serve bloccare tutte le forniture;
> sospendere immediatamente ogni autorizzazione all’esportazione verso tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Yemen, non solo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti;
> promuovere un’azione di embargo sugli armamenti a livello europeo (ipotesi presente anche nella mozione Parlamentare che aveva determinato la presa di posizione del Governo);
> promuovere iniziative concrete per la risoluzione diplomatica e multilaterale del conflitto in corso in Yemen, attraverso un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite;
> incrementare significativamente l’impegno finanziario nel sostenere il Piano di risposta umanitario delle Nazioni Unite;
> sostenere alternative lavorative per il Sulcis-Iglesiente e tutte le aree italiane soggette al “ricatto” occupazionale del settore degli armamenti in particolare rifinanziando il Fondo per la Riconversione previsto dalla legge 185/90 ed attivando piani e programmi occupazionali fondati sullo sviluppo sostenibile (Agenda 2030).

Come si può facilmente constatare dalla lista di temi sottoposti all’attenzione del Ministro, intenzione della nostra lettera era quella di ottenere un incontro non solo per approfondire le questioni “tecniche” dello stop delle vendite ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi – anche se ad oggi non sono stati diffusi tutti i dettagli su come sia stata impostata e implementata la decisione – ma soprattutto per discutere in maniera ampia e costruttiva, con la massima autorità di politica estera del nostro Paese, il ruolo positivo che l’Italia potrebbe avere nella risoluzione della crisi in Yemen.
Va inoltre ricordato, che al di là della legge italiana 185/90 che regola l’export di armamenti, l’Italia ha ratificato anche il Trattato ATT sul commercio internazionale di armi che prevede una valutazione anche dei soli “rischi” di violazione dei diritti umani derivanti da tale commercio, e pertanto ha l’obbligo morale di giocare un ruolo chiave nel controllo dell’export di armamenti.

 

Amnesty International Italia – Comitato Riconversione RWM – Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari – Oxfam Italia – Rete Italiana per il Disarmo – Rete della Pace – Save the Children Italia

_____________

per maggiori informazioni: segreteria@disarmo.org – 328 3399267

FONDAZIONE FINANZA ETICA PARTECIPA ALLA MOBILITAZIONE GLOBALE PER IL CLIMA, VIENI ANCHE TU!

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Venerdì 27 settembre anche i lavoratori e le lavoratrici del Gruppo Banca Etica scenderanno in piazza per unirsi alla mobilitazione globale indetta dal movimento #FridaysForFuture per dire a gran voce che l’unico futuro possibile è quello che passa per il rispetto del pianeta.

Quel giorno gli uffici di Fondazione Finanza Etica e Valori.it, oltre a quelli di Etica Sgr e alle filiali di Banca Etica, saranno dunque chiusi per permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di unirsi agli studenti e a tutte le persone che manifestano per chiedere la fine dell’era dei combustibili fossili, e di intraprendere azioni urgenti per scongiurare il collasso climatico.

Quando è nata Banca Etica, più di 20 anni fa, erano in pochi a credere che l’unico futuro possibile fosse quello sostenibile.

Per questo, da subito, la Banca ha escluso dai suoi finanziamenti settori rischiosi per il clima (come il carbone e il petrolio) e per l’ambiente in generale (come il nucleare) o per la collettività (gli armamenti e il gioco d’azzardo).

Da subito ha investito invece in tante aziende, grandi e piccole, che guardano al futuro e sviluppano attività innovative nel campo delle energie da fonti rinnovabili, della riduzione della CO2, dei materiali alternativi alle plastiche, della bioedilizia, etc.

Un tempo questi erano argomenti poco comuni, oggi invece questa sensibilità si sta finalmente diffondendo.

Se questo è successo molto lo dobbiamo al movimento di giovani e giovanissimi che ha imposto l’urgenza di una svolta radicale nelle agende delle istituzioni e nell’attenzione dell’opinione pubblica.

La crisi climatica è un’emergenza: lo sanno bene le persone sempre più numerose che scelgono la finanza etica perché rifiutano di affidare i propri risparmi e investimenti a chi li utilizza per finanziare imprese che stanno distruggendo il pianeta.

Unisciti anche tu alle manifestazioni in tutta Italia.

 

Foto di Luca Gallo

La UE riformi la finanza e liberi risorse per uno sviluppo sostenibile e solidale

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Foto di Ue en Peru su Flickr

di Andrea Baranes, presidente Fondazione Finanza Etica

Nelle settimane precedenti le elezioni europee, diversi candidati italiani hanno risposto al nostro appello Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa per un diverso sistema finanziario, al servizio del pianeta e della società.

Ora che il nuovo Europarlamento è stato eletto, e mentre si studiano i nuovi equilibri per la Commissione UE, vogliamo ricordare a chi si appresta a guidare l’Europa per i prossimi 5 anni che una delle sfide decisive si giocherà sul terreno della finanza: l’Unione ha infatti il potere di trasformare radicalmente le regole dei mercati finanziari, liberando risorse immense per la svolta verso un modello economico sostenibile e solidale, capace di proteggere l’ambiente e includere anche le persone più fragili.

Il sistema finanziario globale oggi continua a sostenere progetti e imprese con impatti negativi sull’ambiente e la società; somme stratosferiche vengono quotidianamente immesse in circuiti speculativi con l’unico obiettivo di fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. Un paradosso inaccettabile, a maggior ragione considerando come manchino capitali e investimenti per creare lavoro, per una riconversione ecologica dell’economia, per ridurre le diseguaglianze, per il welfare e i servizi essenziali.

Se il compito principale della finanza dovrebbe essere quello di indirizzare i capitali dove servono, ci troviamo di fronte al più macroscopico fallimento dell’era moderna. Da un lato un eccesso di soldi alla disperata ricerca di profitti a breve; dall’altra una carenza dove sarebbero più necessari.

Per questo serve una profonda riforma dell’intero sistema, agendo lungo le diverse direttrici richiamate nell’appello scritto prima delle elezioni. Una “dall’alto” cambiando le regole del gioco con un serio contrasto ai paradisi fiscali, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie efficace, la separazione tra banche commerciali e di investimento e altro ancora.
In parallelo, “dal basso” serve una riflessione sull’uso dei nostri soldi, perché una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario vengano indirizzati in attività con impatti positivi sull’ambiente e la società. Questo significa promuovere la finanza etica e sostenibile e modelli alternativi a quello tradizionale.

Il lavoro iniziato dalle istituzioni europee per riconoscere e promuovere la finanza sostenibile è un passo incoraggiante in questa direzione, ma ancora troppo timido. La definizione di finanza sostenibile è schiacciata sulla sola dimensione ambientale, mentre poco o nulla viene detto riguardo al contrasto alle attività più dannose. Reindirizzare i capitali finanziari significa al contrario promuovere uno sforzo ben più profondo, da un lato sottraendoli ad attività con impatti negativi, dalla speculazione a quelle inquinanti, e dall’altro indirizzandoli verso le attività più meritevoli con strumenti concreti di sostegno alla finanza etica. Significa rivedere i tempi della finanza, dal brevissimo termine della speculazione a orizzonti di lungo periodo per uno sviluppo armonico della società.

Per quanto la sfida possa apparire a prima vista proibitiva, realizzare un simile percorso non è tanto questione di difficoltà tecnica, quanto di volontà politica. Sappiamo cosa andrebbe fatto e come procedere. Fino a oggi tale volontà è però mancata, o troppo spesso è stata schiacciata dal peso delle lobby finanziarie. La crisi climatica, le diseguaglianze, la disoccupazione, la mancanza di investimenti in settori chiave, le crescenti tensioni in Europa mostrano purtroppo in modo fin troppo evidente come non ci sia più tempo. Tutte le principali sfide che dobbiamo affrontare nel prossimo futuro non potranno essere risolte senza un sistema finanziario profondamente diverso da quello attuale.

Nell’appello chiedevamo alle istituzioni europee che si stanno per insediare un impegno forte in questa direzione. Molti sono i parlamentari che hanno risposto e sottoscritto le nostre proposte. Chiediamo loro adesso di mantenere il loro impegno e di aprire un confronto con le realtà della finanza etica e le reti che lavorano su questi temi in modo da procedere con proposte operative e concrete. Perché dobbiamo riportare una finanza che oggi è parte del problema a diventare parte della soluzione.

[foto: Ue en Peru]

Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa

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Le proposte della finanza etica ai candidati al Parlamento Europeo

Il voto di fine maggio 2019 per il rinnovo del Parlamento Europeo rappresenta un passaggio di grande importanza, forse decisivo per le sorti dell’UE.

I giovani di tutto il mondo – e soprattutto quelli europei – stanno chiedendo a gran voce una svolta radicale verso un’economia sostenibile: è tempo che le istituzioni europee diano risposte!

La finanza può e deve diventare uno strumento per affrontare le grandi sfide del presente e del futuro: i cambiamenti climatici e le disuguaglianze che generano sofferenza sociale e ondate migratorie globali. La UE può fare molto per regolamentare i mercati globali e spingerli a lavorare per uno sviluppo sostenibile, solidale e inclusivo.

Il Gruppo Banca Etica – in collaborazione con le reti europee della finanza sostenibile Gabv e Febea – ha redatto un pacchetto di proposte su cui chiede alle candidate e ai candidati al Parlamento di Strasburgo di prendere posizione prima del voto del 25 maggio. Le proposte riguardano le riforme del sistema finanziario globale e la promozione della finanza etica e sostenibile.

 

Visualizza il documento completo

Versione in inglese

Versione in spagnolo

 

A oggi hanno firmato

Massimo Amato | La Sinistra
Ferdinando Bonessio | Europa Verde
Paolo Ferrero | La Sinistra
Antonio Caputo | Europa Verde
Nicoletta Dentico | Europa Verde
Eleonora Cirant | La Sinistra
Philippe Daverio | +Europa
Silvana Cesani | La Sinistra
Marilena Grassadonia | La Sinistra
Nicola Fratoianni | La Sinistra
Giuliano Pisapia | PD
Patrizia Toia | PD
Cécile  Kyenge | PD
Fabio Massimo Castaldo | M5S
Roberto Gualtieri | PD
Cristina Diana Bargu | Partito Pirata

 

Cambiare il sistema finanziario, al di là dell’importanza in sé, significa dotarsi di strumenti per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che abbiamo davanti. Dal clima alle diseguaglianze, dalla giustizia fiscale al lavoro, abbiamo bisogno di un sistema finanziario che si metta al servizio della società e del pianeta, e che passi dall’essere una parte rilevante del problema a parte della soluzione – dice il Presidente della Fondazione Finanza Etica, Andrea Baranes -. Chiediamo ai candidati al Parlamento Europeo un impegno per lavorare in questa direzione!”.

Le proposte di riforma del sistema finanziario

Giustizia fiscale e lotta ai paradisi fiscali – Impedire che nell’Unione esistano territori che agiscono come veri paradisi fiscali, con conseguenze devastanti sulla diseguaglianza e la concorrenza. Alcuni passi sono stati fatti, ma sono urgenti normative per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, il riciclaggio e la criminalità, per l’armonizzazione fiscale e una giusta tassazione delle imprese, a partire dai giganti tecnologici.

Riforma globale del sistema finanziario – È necessaria una riforma complessiva per un sistema finanziario stabile e al servizio dell’economia reale e della società. Con le regole attuali la finanza provoca instabilità e crisi e pretendere nel contempo di dettare legge.

Separazione tra banche di investimento e banche commerciali; tassa sulle transazioni finanziarie – Dopo il 2008 l’UE aveva incaricato degli esperti di redigere un rapporto con le principali riforme da intraprendere: al primo posto c’era la separazione tra banche commerciali e di investimento, ma dopo anni di discussioni e di veti incrociati la proposta è stata di fatto abbandonata. Stessa sorte è toccata alla tassa sulle transazioni finanziarie, che è stata accantonata malgrado il voto favorevole del Parlamento UE e la bozza di Direttiva pubblicata dalla Commissione europea. Ribadiamo con forza la necessità di riprendere il percorso verso l’approvazione di tali normative.

 

Foto di Serge klk

Appello per il voto del 28 marzo

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Banca Etica scrive ai parlamentari UE: la finanza sostenibile può salvare l’Europa

 

Pubblichiamo la lettera che il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, ha inviato oggi agli europarlamentari italiani in vista del voto del 28 marzo a Strasburgo sull’Action Plan UE per la finanza sostenibile.
Siamo ancora in tempo per una normativa europea che spinga verso investimenti realmente sostenibili e solidali.

Cara Eurodeputata, caro Eurodeputato,

Banca Etica riconosce e ringrazia il Parlamento Europeo per gli sforzi e il lavoro compiuti finora volti al miglioramento della proposta di regolamento “Sull’istituzione di un quadro che favorisca gli investimenti sostenibili” (c.d. tassonomia). Tuttavia, il testo sul quale il Parlamento Europeo è chiamato a votare in seduta plenaria, svuota e vanifica l’intero percorso intrapreso dall’Unione Europea verso la finanza sostenibile.

L’aspetto che colpisce di più è come nel percorso europeo, e nel testo finale, sia del tutto assente l’idea di finanza come strumento al servizio dell’economia e dell’insieme della società, come mezzo per promuovere il benessere, la coesione sociale e la tutela ambientale. E’ assurdo come nel discorso sulla sostenibilità manchi l’idea stessa del ruolo sociale che la finanza dovrebbe avere. Il termine “sostenibile” è stato svuotato di ogni significato: se tutto può essere definito finanza sostenibile, quale potrebbe essere un singolo esempio di finanza insostenibile? Se non lo è la speculazione, le violazioni dei diritti umani, le crisi e instabilità generate dalla finanza, nemmeno il carbone, cosa rimane fuori esattamente?

Banca Etica in Italia, ma anche GABV (Global Alliance for Banking on Values) e FEBEA (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) nel mondo e in Europa, dimostrano che mettere la finanza al servizio delle persone e del pianeta, è un approccio vincente su più fronti. Come emerge dal 2° Rapporto sulla Finanza Etica e Sostenibile in Europa, le banche etiche e sostenibili presentano livelli di solidità, redditività e crescita maggiori di quelle sistemiche. Il rapporto evidenzia come siano le banche etiche a finanziare l’economia reale e a contribuire alla creazione di posti di lavoro, con il 77% del loro attivo dedicato alla concessione dei prestiti. Dal Rapporto emerge anche che, nel decimo anniversario della bolla dei subprime e del crollo di Lehman Brothers, nessuna banca etica o sostenibile ha causato alcuna crisi, né ha dovuto essere salvata con capitali pubblici.

Banca Etica opera con completa trasparenza, pubblicando sul proprio sito tutti i finanziamenti concessi alle persone giuridiche; adotta un rapporto stringente e vincolante tra paga massima e minima; realizza una valutazione sociale e ambientale dei finanziamenti che concede, in parallelo con quella economica e finanziaria; si interroga sulle ricadute non economiche dell’agire economico, ovvero su tutti gli impatti prodotti dalla propria attività. Una sostenibilità a 360 gradi che riguarda tanto la banca nel suo insieme quanto le sue operazioni e attività. Alcuni di questi criteri sono inseriti nella Legge italiana, prima in Europa e nel mondo, che definisce la finanza etica e sostenibile, contenuta nell’Art.111 bis del Testo Unico Bancario.

Proprio dall’esperienza italiana dovremmo ripartire oggi, impostando un percorso nuovo e diverso per un suo analogo riconoscimento su scala europea. Per questo motivo, chiediamo il vostro supporto ai seguenti emendamenti:

  • AM 68 e 69, a sostituzione dell’AM 48 del draft report, che contribuiscono a una maggiore chiarezza legale delle espressioni  “significant harm” e “significant contribution”;
  • AM 98 o 62, a sostituzione dell’AM 38;
  • AM 70, 71, 72 e 93, a sostituzione dell’AM 49, che richiamano l’esistenza di convenzioni sui Diritti Umani delle Nazioni Unite in tema di sostenibilità; AM 102 potrebbe essere una valida alternativa;
  • AM 90, che introduce la presenza di obiettivi sociali nel framework della Tassonomia. Questi obiettivi saranno specificati successivamente nel processo di Tassonomia, ma la loro presenza serve per chiarire che un investimento, non può definirsi sostenibile, se ignora la dimensione “umana”;
  • AM 73, che chiarisce che le attività che producono gas serra non possono essere considerate come sostenibili.

Proprio mentre centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo scendono in piazza nei #FridaysForFuture  e avanzano richieste radicali sul contrasto ai cambiamenti climatici, il Parlamento Europeo può prendere con forza le distanze dal risultato tanto negativo quanto deludente del voto dell’11 Marzo (voto congiunto ECON – ENVI su Tassonomia) e affermare che la finanza sostenibile è tutt’altra cosa.

Cordiali Saluti

Ugo Biggeri
Presidente di Banca Etica

Il sistema Banca Etica auspica l’approvazione del disegno di legge 2136

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Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo” presentato oggi in Senato.

25 maggio 2010_ Il Gruppo Banca popolare Etica manifesta il proprio grande apprezzamento per Il disegno di legge intitolato “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo”, presentato oggi in una conferenza stampa al Senato (prime firmatarie le senatrici Silvana Amati del PD e Barbara Contini del PDL).

Con questo testo – che rappresenta un indubbio segnale positivo nella direzione di una sempre maggiore umanizzazione della finanza – si intende impedire agli istituti di credito e agli altri intermediari finanziari di fornire risorse economiche a quelle industrie che continuano a produrre mine antipersona e bombe a grappolo: strumenti di morte micidiali e tanto più dannosi in quanto rimangono attivi per molti anni anche dopo la fine dei conflitti, provocando morte e invalidità in un numero esorbitante di civili, in particolare bambini. Etica Sgr – società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Popolare Etica, unica in Italia a collocare esclusivamente fondi etici – da sempre non solo esclude categoricamente i titoli dei produttori di armi dai Fondi comuni di investimento proposti ai clienti, ma si impegna anche ad allargare la consapevolezza dei risparmiatori italiani circa i possibili impatti umanitari dei propri investimenti. «In questo contesto – spiega Alessandra Viscovi, direttrice di Etica sgr – abbiamo potenziato le attività di consulenza verso quelle istituzioni che desiderano un rigoroso monitoraggio delle aziende in cui sono investiti i propri patrimoni al fine di escludere ogni emittente implicato nella produzione di mine antipersona o di bombe cluster, oltre che di altri armamenti».
Etica Sgr utilizza banche dati e fonti accreditate a livello internazionale, incluse autorevoli ONG, per predisporre “black list” di aziende coinvolte direttamente o indirettamente nella produzione di mine antiuomo, di cluster bombs, di armi nucleari o che adottino pratiche che ledono i diritti umani e sono inosservanti delle convenzioni sull’ambiente. Etica Sgr pone attenzione anche al livello qualitativo delle eventuali risposte che la Società accusata ha fornito.
Secondo Mariateresa Ruggiero, direttrice della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, «L’approvazione di questo DDL, che ci auguriamo avvenga in tempi rapidi, rappresenta un risultato storico: si introduce un limite agli investimenti finanziari, in ragione dei principi umanitari e in piena coerenza con gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale. La finanza può e deve avere un vincolo etico, soprattutto quando sono in gioco l’incolumità e la vita di migliaia di uomini, donne e bambini. La mobilitazione della società civile a sostegno di questa iniziativa legislativa è determinante per il suo successo, ecco perché come Fondazione ci impegneremo presso le altre realtà del Terzo Settore, in particolare quelle che fanno parte delle nostre reti, perché sostengano questa azione».
Secondo un altro studio recente a cura di Demos&Pi e di Ilvo Diamanti l’80% degli Italiani desidera una Finanza più etica e più responsabile. Gli investitori spesso fanno fatica a reperire le informazioni circa a reale destinazione dei loro risparmi e l’iniziativa legislativa presentata oggi in Senato potrebbe davvero dare una prima risposta alla richiesta di maggiore rigore. Il Sistema Banca Etica confida nell’approvazione di questa legge, che porterebbe l’Italia tra i Paesi più avanzati nel campo del contrasto alla produzione di armi da mettere al bando.

 

[Foto di Nestor Galina]

Presentazione del nuovo DDL per fermare le Munizioni Cluster

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A pochi mesi dall’entrata in vigore della Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) prevista per il 1 agosto 2010, e in attesa della ratifica da parte dell’Italia (il nostro paese ha sottoscritto il CCM durante la cerimonia di apertura alla firma che si è svolta ad Oslo il 3 dicembre 2008) in linea con altre iniziative legislative internazionali viene proposto un DDL che prende in esame la necessità di creare coerenza tra quanto sottoscritto con la firma di alcuni Trattati e la proibizione del sostegno indiretto garantito dalle banche anche nazionali ad aziende di Paesi, che non avendo aderito a tali Convenzioni, continuano a produrre mine antipersona o cluster bombs.

La Campagna Italiana Contro le Mine Onlus in occasione del lancio in Italia della Campagna “Fermiamo gli investimenti esplosivi” organizza Martedì 25 maggio,dalle ore 11.00 – presso la sala Caduti di Nassirya (sala stampa) Senato della Repubblica – Palazzo Madama 2, Roma – la conferenza stampa per la presentazione del DDL “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo” .
Il disegno di legge rappresenta la prima iniziativa legislativa nazionale sul tema dei finanziamenti da parte degli istituti bancari verso i produttori di armi promossa da Campagna Italiana Contro le Mine e Fondazione Culturale Responsabilità Etica e sostenuta dalla Rete Italiana per il Disarmo.
Saranno presenti:
Sen. Silvana Amati (PD)
Sen. Barbara Contini (PDL)
Sen. Roberto Di Giovanpaolo (PD)
Santina Bianchini Campagna Italiana Contro le mine Onlus
Sabina Siniscalchi Fondazione Culturale Responsabilità Etica
Giuseppe Schiavello Campagna Italiana Contro le mine Onlus
Gianna Zappi Ufficio Responsabilità Sociale Impresa ABI
Alessandra Viscovi Etica SGR

 

[Foto di Lazy Susan 23]

No alla gestione privatistica dell’acqua

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Mercoledì 18 novembre la Camera dei Deputati ha approvato con voto di fiducia il decreto 135/09 (Decreto Ronchi) che, per dirla con le parole del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, “regala l’acqua potabile ai privati sottraendola ai cittadini per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business”.
Falliti i tentativi di bloccare l’approvazione del provvedimento, da più parti ora si lanciano iniziative di mobilitazione per contrastare l’applicazione concerta della legge.
Banca Etica è a fianco dei movimenti e delle associazioni che chiedono di preservare il diritto all’acqua che deve restare accessibile a tutti ed essere sottratta alle pure logiche del profitto e della speculazione.

Leggi il position paper di Banca Popolare Etica sulla questione della gestione privatistica dell’acqua.

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