Categoria: Appelli

La UE riformi la finanza e liberi risorse per uno sviluppo sostenibile e solidale

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Foto di Ue en Peru su Flickr

di Andrea Baranes, presidente Fondazione Finanza Etica

Nelle settimane precedenti le elezioni europee, diversi candidati italiani hanno risposto al nostro appello Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa per un diverso sistema finanziario, al servizio del pianeta e della società.

Ora che il nuovo Europarlamento è stato eletto, e mentre si studiano i nuovi equilibri per la Commissione UE, vogliamo ricordare a chi si appresta a guidare l’Europa per i prossimi 5 anni che una delle sfide decisive si giocherà sul terreno della finanza: l’Unione ha infatti il potere di trasformare radicalmente le regole dei mercati finanziari, liberando risorse immense per la svolta verso un modello economico sostenibile e solidale, capace di proteggere l’ambiente e includere anche le persone più fragili.

Il sistema finanziario globale oggi continua a sostenere progetti e imprese con impatti negativi sull’ambiente e la società; somme stratosferiche vengono quotidianamente immesse in circuiti speculativi con l’unico obiettivo di fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. Un paradosso inaccettabile, a maggior ragione considerando come manchino capitali e investimenti per creare lavoro, per una riconversione ecologica dell’economia, per ridurre le diseguaglianze, per il welfare e i servizi essenziali.

Se il compito principale della finanza dovrebbe essere quello di indirizzare i capitali dove servono, ci troviamo di fronte al più macroscopico fallimento dell’era moderna. Da un lato un eccesso di soldi alla disperata ricerca di profitti a breve; dall’altra una carenza dove sarebbero più necessari.

Per questo serve una profonda riforma dell’intero sistema, agendo lungo le diverse direttrici richiamate nell’appello scritto prima delle elezioni. Una “dall’alto” cambiando le regole del gioco con un serio contrasto ai paradisi fiscali, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie efficace, la separazione tra banche commerciali e di investimento e altro ancora.
In parallelo, “dal basso” serve una riflessione sull’uso dei nostri soldi, perché una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario vengano indirizzati in attività con impatti positivi sull’ambiente e la società. Questo significa promuovere la finanza etica e sostenibile e modelli alternativi a quello tradizionale.

Il lavoro iniziato dalle istituzioni europee per riconoscere e promuovere la finanza sostenibile è un passo incoraggiante in questa direzione, ma ancora troppo timido. La definizione di finanza sostenibile è schiacciata sulla sola dimensione ambientale, mentre poco o nulla viene detto riguardo al contrasto alle attività più dannose. Reindirizzare i capitali finanziari significa al contrario promuovere uno sforzo ben più profondo, da un lato sottraendoli ad attività con impatti negativi, dalla speculazione a quelle inquinanti, e dall’altro indirizzandoli verso le attività più meritevoli con strumenti concreti di sostegno alla finanza etica. Significa rivedere i tempi della finanza, dal brevissimo termine della speculazione a orizzonti di lungo periodo per uno sviluppo armonico della società.

Per quanto la sfida possa apparire a prima vista proibitiva, realizzare un simile percorso non è tanto questione di difficoltà tecnica, quanto di volontà politica. Sappiamo cosa andrebbe fatto e come procedere. Fino a oggi tale volontà è però mancata, o troppo spesso è stata schiacciata dal peso delle lobby finanziarie. La crisi climatica, le diseguaglianze, la disoccupazione, la mancanza di investimenti in settori chiave, le crescenti tensioni in Europa mostrano purtroppo in modo fin troppo evidente come non ci sia più tempo. Tutte le principali sfide che dobbiamo affrontare nel prossimo futuro non potranno essere risolte senza un sistema finanziario profondamente diverso da quello attuale.

Nell’appello chiedevamo alle istituzioni europee che si stanno per insediare un impegno forte in questa direzione. Molti sono i parlamentari che hanno risposto e sottoscritto le nostre proposte. Chiediamo loro adesso di mantenere il loro impegno e di aprire un confronto con le realtà della finanza etica e le reti che lavorano su questi temi in modo da procedere con proposte operative e concrete. Perché dobbiamo riportare una finanza che oggi è parte del problema a diventare parte della soluzione.

[foto: Ue en Peru]

Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa

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Le proposte della finanza etica ai candidati al Parlamento Europeo

Il voto di fine maggio 2019 per il rinnovo del Parlamento Europeo rappresenta un passaggio di grande importanza, forse decisivo per le sorti dell’UE.

I giovani di tutto il mondo – e soprattutto quelli europei – stanno chiedendo a gran voce una svolta radicale verso un’economia sostenibile: è tempo che le istituzioni europee diano risposte!

La finanza può e deve diventare uno strumento per affrontare le grandi sfide del presente e del futuro: i cambiamenti climatici e le disuguaglianze che generano sofferenza sociale e ondate migratorie globali. La UE può fare molto per regolamentare i mercati globali e spingerli a lavorare per uno sviluppo sostenibile, solidale e inclusivo.

Il Gruppo Banca Etica – in collaborazione con le reti europee della finanza sostenibile Gabv e Febea – ha redatto un pacchetto di proposte su cui chiede alle candidate e ai candidati al Parlamento di Strasburgo di prendere posizione prima del voto del 25 maggio. Le proposte riguardano le riforme del sistema finanziario globale e la promozione della finanza etica e sostenibile.

 

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Versione in inglese

Versione in spagnolo

 

A oggi hanno firmato

Massimo Amato | La Sinistra
Ferdinando Bonessio | Europa Verde
Paolo Ferrero | La Sinistra
Antonio Caputo | Europa Verde
Nicoletta Dentico | Europa Verde
Eleonora Cirant | La Sinistra
Philippe Daverio | +Europa
Silvana Cesani | La Sinistra
Marilena Grassadonia | La Sinistra
Nicola Fratoianni | La Sinistra
Giuliano Pisapia | PD
Patrizia Toia | PD
Cécile  Kyenge | PD
Fabio Massimo Castaldo | M5S
Roberto Gualtieri | PD
Cristina Diana Bargu | Partito Pirata

 

Cambiare il sistema finanziario, al di là dell’importanza in sé, significa dotarsi di strumenti per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che abbiamo davanti. Dal clima alle diseguaglianze, dalla giustizia fiscale al lavoro, abbiamo bisogno di un sistema finanziario che si metta al servizio della società e del pianeta, e che passi dall’essere una parte rilevante del problema a parte della soluzione – dice il Presidente della Fondazione Finanza Etica, Andrea Baranes -. Chiediamo ai candidati al Parlamento Europeo un impegno per lavorare in questa direzione!”.

Le proposte di riforma del sistema finanziario

Giustizia fiscale e lotta ai paradisi fiscali – Impedire che nell’Unione esistano territori che agiscono come veri paradisi fiscali, con conseguenze devastanti sulla diseguaglianza e la concorrenza. Alcuni passi sono stati fatti, ma sono urgenti normative per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, il riciclaggio e la criminalità, per l’armonizzazione fiscale e una giusta tassazione delle imprese, a partire dai giganti tecnologici.

Riforma globale del sistema finanziario – È necessaria una riforma complessiva per un sistema finanziario stabile e al servizio dell’economia reale e della società. Con le regole attuali la finanza provoca instabilità e crisi e pretendere nel contempo di dettare legge.

Separazione tra banche di investimento e banche commerciali; tassa sulle transazioni finanziarie – Dopo il 2008 l’UE aveva incaricato degli esperti di redigere un rapporto con le principali riforme da intraprendere: al primo posto c’era la separazione tra banche commerciali e di investimento, ma dopo anni di discussioni e di veti incrociati la proposta è stata di fatto abbandonata. Stessa sorte è toccata alla tassa sulle transazioni finanziarie, che è stata accantonata malgrado il voto favorevole del Parlamento UE e la bozza di Direttiva pubblicata dalla Commissione europea. Ribadiamo con forza la necessità di riprendere il percorso verso l’approvazione di tali normative.

 

Foto di Serge klk

Appello per il voto del 28 marzo

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Banca Etica scrive ai parlamentari UE: la finanza sostenibile può salvare l’Europa

 

Pubblichiamo la lettera che il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri, ha inviato oggi agli europarlamentari italiani in vista del voto del 28 marzo a Strasburgo sull’Action Plan UE per la finanza sostenibile.
Siamo ancora in tempo per una normativa europea che spinga verso investimenti realmente sostenibili e solidali.

Cara Eurodeputata, caro Eurodeputato,

Banca Etica riconosce e ringrazia il Parlamento Europeo per gli sforzi e il lavoro compiuti finora volti al miglioramento della proposta di regolamento “Sull’istituzione di un quadro che favorisca gli investimenti sostenibili” (c.d. tassonomia). Tuttavia, il testo sul quale il Parlamento Europeo è chiamato a votare in seduta plenaria, svuota e vanifica l’intero percorso intrapreso dall’Unione Europea verso la finanza sostenibile.

L’aspetto che colpisce di più è come nel percorso europeo, e nel testo finale, sia del tutto assente l’idea di finanza come strumento al servizio dell’economia e dell’insieme della società, come mezzo per promuovere il benessere, la coesione sociale e la tutela ambientale. E’ assurdo come nel discorso sulla sostenibilità manchi l’idea stessa del ruolo sociale che la finanza dovrebbe avere. Il termine “sostenibile” è stato svuotato di ogni significato: se tutto può essere definito finanza sostenibile, quale potrebbe essere un singolo esempio di finanza insostenibile? Se non lo è la speculazione, le violazioni dei diritti umani, le crisi e instabilità generate dalla finanza, nemmeno il carbone, cosa rimane fuori esattamente?

Banca Etica in Italia, ma anche GABV (Global Alliance for Banking on Values) e FEBEA (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) nel mondo e in Europa, dimostrano che mettere la finanza al servizio delle persone e del pianeta, è un approccio vincente su più fronti. Come emerge dal 2° Rapporto sulla Finanza Etica e Sostenibile in Europa, le banche etiche e sostenibili presentano livelli di solidità, redditività e crescita maggiori di quelle sistemiche. Il rapporto evidenzia come siano le banche etiche a finanziare l’economia reale e a contribuire alla creazione di posti di lavoro, con il 77% del loro attivo dedicato alla concessione dei prestiti. Dal Rapporto emerge anche che, nel decimo anniversario della bolla dei subprime e del crollo di Lehman Brothers, nessuna banca etica o sostenibile ha causato alcuna crisi, né ha dovuto essere salvata con capitali pubblici.

Banca Etica opera con completa trasparenza, pubblicando sul proprio sito tutti i finanziamenti concessi alle persone giuridiche; adotta un rapporto stringente e vincolante tra paga massima e minima; realizza una valutazione sociale e ambientale dei finanziamenti che concede, in parallelo con quella economica e finanziaria; si interroga sulle ricadute non economiche dell’agire economico, ovvero su tutti gli impatti prodotti dalla propria attività. Una sostenibilità a 360 gradi che riguarda tanto la banca nel suo insieme quanto le sue operazioni e attività. Alcuni di questi criteri sono inseriti nella Legge italiana, prima in Europa e nel mondo, che definisce la finanza etica e sostenibile, contenuta nell’Art.111 bis del Testo Unico Bancario.

Proprio dall’esperienza italiana dovremmo ripartire oggi, impostando un percorso nuovo e diverso per un suo analogo riconoscimento su scala europea. Per questo motivo, chiediamo il vostro supporto ai seguenti emendamenti:

  • AM 68 e 69, a sostituzione dell’AM 48 del draft report, che contribuiscono a una maggiore chiarezza legale delle espressioni  “significant harm” e “significant contribution”;
  • AM 98 o 62, a sostituzione dell’AM 38;
  • AM 70, 71, 72 e 93, a sostituzione dell’AM 49, che richiamano l’esistenza di convenzioni sui Diritti Umani delle Nazioni Unite in tema di sostenibilità; AM 102 potrebbe essere una valida alternativa;
  • AM 90, che introduce la presenza di obiettivi sociali nel framework della Tassonomia. Questi obiettivi saranno specificati successivamente nel processo di Tassonomia, ma la loro presenza serve per chiarire che un investimento, non può definirsi sostenibile, se ignora la dimensione “umana”;
  • AM 73, che chiarisce che le attività che producono gas serra non possono essere considerate come sostenibili.

Proprio mentre centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo scendono in piazza nei #FridaysForFuture  e avanzano richieste radicali sul contrasto ai cambiamenti climatici, il Parlamento Europeo può prendere con forza le distanze dal risultato tanto negativo quanto deludente del voto dell’11 Marzo (voto congiunto ECON – ENVI su Tassonomia) e affermare che la finanza sostenibile è tutt’altra cosa.

Cordiali Saluti

Ugo Biggeri
Presidente di Banca Etica

Il sistema Banca Etica auspica l’approvazione del disegno di legge 2136

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Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo” presentato oggi in Senato.

25 maggio 2010_ Il Gruppo Banca popolare Etica manifesta il proprio grande apprezzamento per Il disegno di legge intitolato “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo”, presentato oggi in una conferenza stampa al Senato (prime firmatarie le senatrici Silvana Amati del PD e Barbara Contini del PDL).

Con questo testo – che rappresenta un indubbio segnale positivo nella direzione di una sempre maggiore umanizzazione della finanza – si intende impedire agli istituti di credito e agli altri intermediari finanziari di fornire risorse economiche a quelle industrie che continuano a produrre mine antipersona e bombe a grappolo: strumenti di morte micidiali e tanto più dannosi in quanto rimangono attivi per molti anni anche dopo la fine dei conflitti, provocando morte e invalidità in un numero esorbitante di civili, in particolare bambini. Etica Sgr – società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Popolare Etica, unica in Italia a collocare esclusivamente fondi etici – da sempre non solo esclude categoricamente i titoli dei produttori di armi dai Fondi comuni di investimento proposti ai clienti, ma si impegna anche ad allargare la consapevolezza dei risparmiatori italiani circa i possibili impatti umanitari dei propri investimenti. «In questo contesto – spiega Alessandra Viscovi, direttrice di Etica sgr – abbiamo potenziato le attività di consulenza verso quelle istituzioni che desiderano un rigoroso monitoraggio delle aziende in cui sono investiti i propri patrimoni al fine di escludere ogni emittente implicato nella produzione di mine antipersona o di bombe cluster, oltre che di altri armamenti».
Etica Sgr utilizza banche dati e fonti accreditate a livello internazionale, incluse autorevoli ONG, per predisporre “black list” di aziende coinvolte direttamente o indirettamente nella produzione di mine antiuomo, di cluster bombs, di armi nucleari o che adottino pratiche che ledono i diritti umani e sono inosservanti delle convenzioni sull’ambiente. Etica Sgr pone attenzione anche al livello qualitativo delle eventuali risposte che la Società accusata ha fornito.
Secondo Mariateresa Ruggiero, direttrice della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, «L’approvazione di questo DDL, che ci auguriamo avvenga in tempi rapidi, rappresenta un risultato storico: si introduce un limite agli investimenti finanziari, in ragione dei principi umanitari e in piena coerenza con gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale. La finanza può e deve avere un vincolo etico, soprattutto quando sono in gioco l’incolumità e la vita di migliaia di uomini, donne e bambini. La mobilitazione della società civile a sostegno di questa iniziativa legislativa è determinante per il suo successo, ecco perché come Fondazione ci impegneremo presso le altre realtà del Terzo Settore, in particolare quelle che fanno parte delle nostre reti, perché sostengano questa azione».
Secondo un altro studio recente a cura di Demos&Pi e di Ilvo Diamanti l’80% degli Italiani desidera una Finanza più etica e più responsabile. Gli investitori spesso fanno fatica a reperire le informazioni circa a reale destinazione dei loro risparmi e l’iniziativa legislativa presentata oggi in Senato potrebbe davvero dare una prima risposta alla richiesta di maggiore rigore. Il Sistema Banca Etica confida nell’approvazione di questa legge, che porterebbe l’Italia tra i Paesi più avanzati nel campo del contrasto alla produzione di armi da mettere al bando.

 

[Foto di Nestor Galina]

Presentazione del nuovo DDL per fermare le Munizioni Cluster

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A pochi mesi dall’entrata in vigore della Convenzione sulle Munizioni Cluster (CCM) prevista per il 1 agosto 2010, e in attesa della ratifica da parte dell’Italia (il nostro paese ha sottoscritto il CCM durante la cerimonia di apertura alla firma che si è svolta ad Oslo il 3 dicembre 2008) in linea con altre iniziative legislative internazionali viene proposto un DDL che prende in esame la necessità di creare coerenza tra quanto sottoscritto con la firma di alcuni Trattati e la proibizione del sostegno indiretto garantito dalle banche anche nazionali ad aziende di Paesi, che non avendo aderito a tali Convenzioni, continuano a produrre mine antipersona o cluster bombs.

La Campagna Italiana Contro le Mine Onlus in occasione del lancio in Italia della Campagna “Fermiamo gli investimenti esplosivi” organizza Martedì 25 maggio,dalle ore 11.00 – presso la sala Caduti di Nassirya (sala stampa) Senato della Repubblica – Palazzo Madama 2, Roma – la conferenza stampa per la presentazione del DDL “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo” .
Il disegno di legge rappresenta la prima iniziativa legislativa nazionale sul tema dei finanziamenti da parte degli istituti bancari verso i produttori di armi promossa da Campagna Italiana Contro le Mine e Fondazione Culturale Responsabilità Etica e sostenuta dalla Rete Italiana per il Disarmo.
Saranno presenti:
Sen. Silvana Amati (PD)
Sen. Barbara Contini (PDL)
Sen. Roberto Di Giovanpaolo (PD)
Santina Bianchini Campagna Italiana Contro le mine Onlus
Sabina Siniscalchi Fondazione Culturale Responsabilità Etica
Giuseppe Schiavello Campagna Italiana Contro le mine Onlus
Gianna Zappi Ufficio Responsabilità Sociale Impresa ABI
Alessandra Viscovi Etica SGR

 

[Foto di Lazy Susan 23]

No alla gestione privatistica dell’acqua

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Mercoledì 18 novembre la Camera dei Deputati ha approvato con voto di fiducia il decreto 135/09 (Decreto Ronchi) che, per dirla con le parole del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, “regala l’acqua potabile ai privati sottraendola ai cittadini per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business”.
Falliti i tentativi di bloccare l’approvazione del provvedimento, da più parti ora si lanciano iniziative di mobilitazione per contrastare l’applicazione concerta della legge.
Banca Etica è a fianco dei movimenti e delle associazioni che chiedono di preservare il diritto all’acqua che deve restare accessibile a tutti ed essere sottratta alle pure logiche del profitto e della speculazione.

Leggi il position paper di Banca Popolare Etica sulla questione della gestione privatistica dell’acqua.

Approfondimenti

UNCAC COALITION, la Fondazione firma l’appello

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Padova 20 Agosto 2009

UNCAC sta per United Nations Convention Against Corruption e la UNCAC Coalition è la coalizione internazionale di ONG, tra cui Transparency International, Greepeace, Amnesty, che si batte per l’applicazione della Convenzione ONU contro la corruzione.
In occasione dell’incontro internazionale che si svolgerà a Vienna dal 25 agosto al 3 settembre, la Coalizione ha lanciato un appello affinché la Convenzione si doti di un segretariato internazionale e di strumenti davvero efficaci per monitorarne l´applicazione, tra cui rapporti annuali, peer review (controlli incrociati tra paesi diversi) e l’accesso ai dati da parte delle organizzazioni della società civile. Approvata dall’Assemblea Generale nel 2003, entrata in vigore nel dicembre 2005, ad oggi sono 140 i paesi che hanno firmato la Convenzione contro la corruzione, mentre nel febbraio 2009 sono 131 i paesi che sono riconosciuti come parti della convenzione.

Ma cosa sancisce? qual è la sua importanza strategica nella lotta globale alla corruzione? Scorrendo il testo all’Art. 1 “Disposizioni generali” si legge che la convenzione ha per oggetto:
a) la promozione e il rafforzamento delle misure volte a prevenire e combattere la corruzione in modo più efficace;
b) la promozione, l’agevolazione e il sostegno della cooperazione internazionale e dell’assistenza tecnica ai fini della prevenzione della corruzione e della lotta a quest’ultima, compreso il recupero dei beni;
c) la promozione dell’integrità, della responsabilità e della buona fede nella gestione degli affari pubblici e dei beni pubblici.

E ancora all’art. 3 “Campo d’applicazione”
1. La presente Convenzione si applica, conformemente alle sue disposizioni alla prevenzione, alle indagini ed ai procedimenti concernenti la corruzione nonché al congelamento, al sequestro, alla confisca ed alla restituzione dei proventi dei reati stabiliti conformemente alla presente Convenzione.
2. Ai fini dell’applicazione della presente Convenzione, non è necessario, salvo disposizione contraria di quest’ultima, che i reati ivi indicati causino un danno od un pregiudizio patrimoniale allo Stato.

La Convenzione dunque riveste un ruolo importante per la capacità di dare una risposta globale ai problemi della corruzione grazie all’ampiezza e al dettaglio delle sue disposizione – Misure volte a prevenire il riciclaggio di denaro, Corruzione di pubblici ufficiali nazionali, Corruzione di pubblici ufficiali stranieri e di funzionari di organizzazioni internazionali pubbliche, Sottrazione, appropriazione indebita, o altro uso illecito di beni da parte di un pubblico ufficiale, arricchimento illecito ecc. – nella misura in cui si pone come uno strumento giuridicamente vincolante a livello internazionale per tutti gli aderenti.
Purtroppo dopo sei anni oltre un terzo dei paesi membri non l’ha ancora adottata. Per quanto riguarda il nostro paese, l’Italia, che era rimasto l’ultimo paese della UE a non averlo fatto, si è messa al passo solo lo scorso 29 luglio, quando il Parlamento – prima di chiudere i battenti per la pausa estiva – ha approvato la legge di ratifica dopo un tira e molla durato tre legislature. La corruzione è un fenomeno paurosamente aumentato nell’ultimo decennio.
Enormi sono i danni che causa alle popolazioni, specialmente più povere, impossessandosi di risorse che possono essere destinate a investimenti sociali: recenti studi della Banca Mondiale dimostrano che, dove la corruzione è più alta, minori sono gli investimenti in settori vitali come la sanità e l’istruzione.
La corruzione danneggia la coesione sociale perché inquina ogni rapporto tra persone e comunità, alimenta traffici e attività illegali, ingenera nei cittadini onesti un senso di frustrazione e di impotenza. Viola i diritti umani perché, indebolendo gli apparati statali e la pubblica amministrazione, lascia i cittadini abbandonati a se stessi, privandoli della possibilità di godere di diritti civili come le pari opportunità e un equo trattamento davanti alla legge. Infine, la corruzione rallenta lo sviluppo perché scoraggia gli investitori più corretti ed efficienti. Per tutti questi motivi, la Fondazione Culturale Responsabilità Etica ha ritenuto opportuno firmare l’appello che scade il 20 agosto e che può essere letto integralmente sul sito sopra indicato.

Articolo di Sabina Siniscalchi su Eticamente: persona, economia, finanza, Settembre 2009