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La difesa della patria è nonviolenta

La difesa della patria è nonviolenta

Qual è la Patria che l’articolo 52 della Costituzione impone ad ogni cittadino (e cittadina) di difendere come suo “sacro dovere”? E come e in quali modi dobbiamo adempiervi?

A queste domande, non certo da poco conto, risponde la proposta di legge d’iniziativa popolare Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta. Questa ha bisogno oggi di raccogliere almeno 50.000 firme per arrivare al Parlamento.  Si firma online, comodamente e facilmente, dal proprio smartphone o computer qui.

La difesa e la Patria nella costituzione

Mi preme qui riflettere sul significato profondo di questa proposta. Che non è di natura tecnica, bensì di ontologia costituzionale perché investe la natura stessa del concetto di Patria e della sua difesa. Nella Costituzione la Patria non è semplicemente un’entità nazionale, racchiusa e definita da dei confini (da difendere, appunto, in armi), tanto più oggi nel contesto dell’integrazione europea. Tanto meno è un insieme di simboli (bandiera, pure descritta nella Costituzione, inno, ecc.) o, peggio, una identità etno-linguistica.

Si tratta piuttosto di una comunità, composta di persone, dotate anche di cittadinanze giuridiche diverse, unite e uguali – senza distinzione di sesso, razza, lingua, opinioni politiche e condizioni personali e sociali (arti.3) – in una Repubblica, cioè in questa forma di Stato democratica, immutabile nelle sue caratteristiche fondamentali. Questa Repubblica (e le sue istituzioni) è al servizio di quella comunità di “liberi, uguali e diversi”, tanto che le viene attribuito il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano “di fatto” (e non solo formalmente di diritto) “la libertà e l’eguaglianza dei cittadini”. Questi ostacoli economici e sociali sono le prime minacce alla Patria perché “impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e la “partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” della comunità di persone “libere e uguali” che la costituiscono.

Tutto ciò per dire che la Costituzione non è una carta di astratti e impalpabili valori e principi, bensì un progetto politico, sociale ed economico pensato per tenere unita una comunità che è, concretamente, la Patria vivente da difendere. Non solo in armi, evidentemente. Mi verrebbe da dire che anche, e prima di tutte, le forze armate e dell’ordine devono essere organizzate per difendere questa Patria anche dalle sue minacce interne e non solo da quelle esterne. Tanto meno esse devono essere orientate ai conflitti esterni e alla guerra. Che, infatti, la Costituzione “ripudia” (art.11).

Come difendere la giusta idea di Patria

Ma torniamo all’articolo 52. Questa idea concreta di Patria ogni cittadino, donne e uomini, giovani e anziani, ha il sacro dovere di difendere. È stata la Corte Costituzionale con più sentenze, nei decenni scorsi, a chiarire questo fatto quando ha equiparato il servizio civile non armato alternativo al servizio di leva, al tempo obbligatorio, così interpretando la Legge 772/72, facendo di quella scelta di milioni di giovani un diritto e, insieme, un dovere (“sacro”) e non solo una scelta morale di rifiuto di imbracciare le armi. Sebbene quella legge, insieme alla sospensione (attenzione, non eliminazione) del servizio di leva obbligatoria, sia stata sbrigativamente e proditoriamente cancellata, il valore giuridico interpretativo di quelle sentenze resta scolpito nella pietra.

Ma se, dunque, la difesa della Patria è un dovere costituzionale cui si può adempiere anche non in armi, allora diventa compito della Repubblica, cioè delle sue istituzioni, organizzarlo: è un dovere, anch’esso sacro, farlo, a meno che non si pensi che i cittadini debbano farlo autonomamente.

Chi deve organizzare la difesa?

Ma con quali strutture e risorse dovrebbero farlo? Appunto spetta alle istituzioni della Repubblica adempiere a questo compito nell’ambito di quel principio generale dell’art.3 della Costituzione. Si può dire che, in un certo senso, quei milioni di cittadini e cittadine, giovani e anziani, che donano volontariamente parte del loro tempo al volontariato sociale e ambientale, culturale e civile, costituiscano il primo nucleo di quell’altra difesa, appunto civile, non armata e nonviolenta, che la proposta di legge di iniziativa popolare intende istituire e finanziare.

Il volontariato è una risorsa fondamentale per la qualità sociale, culturale e ambientale della vita di questa nostra Patria, ma non può da solo, cioè senza l’impegno delle istituzioni della Repubblica, adempiere pienamente a quel sacro dovere di difesa preconizzato dalla Costituzione. E, non vi è dubbio, che nel caso di una difesa da una minaccia esterna anche in armi, le componenti di difesa non armata e nonviolenta hanno un ruolo decisivo da svolgere. Basti pensare a quanto storicamente sia stata importante l’opera della Croce Rossa o della Resistenza civile non armata durante il secondo conflitto mondiale in Italia e in altri paesi europei. Ma anche in quei casi l’organizzazione è stata decisiva.

Una richiesta attuale

Dunque, di questo parla la proposta di iniziativa di legge popolare che invitiamo tutte le persone a firmare, affinché il Parlamento avverta il dovere di agire secondo Costituzione, almeno con la stessa solerzia con cui non ha esitato a stanziare finanza pubblica per le spese militari, per costruire la pace e prepararsi alla difesa hanno detto. Noi pensiamo, al contrario, che la pace si raggiunge preparando la pace; pensando e organizzandoci a prevenire, evitare e gestire i conflitti con metodi nonviolenti e non in armi. Ce lo chiede non l’Europa, non la Nato, non gli alleati d’Oltreoceano; ce lo chiede, anzi ce lo impone, la Costituzione.

Simone Siliani
Direttore Fondazione Finanza Etica