Anche nel 2026 Fondazione Finanza Etica ha partecipato alle assemblee degli azionisti, incontrato le imprese, studiato politiche e strategie e posto domande su clima, pace e diritti umani, acqua, governance e giustizia fiscale. Sono online i risultati della nostra attività di azionariato critico 2026, con le risposte delle aziende e le nostre valutazioni.
Essere azionisti critici significa utilizzare la quota minima necessaria di capitale per entrare nelle assemblee e aprire un confronto con le imprese sulle conseguenze ambientali, sociali ed economiche delle loro decisioni. Dietro ogni domanda presentata in assemblea c’è un lavoro che dura tutto l’anno: analisi dei documenti societari, ricerca, confronto con organizzazioni e reti di investitori, dialogo diretto con le aziende e valutazione delle risposte ricevute.
Dalla crisi climatica ai diritti: i temi dell’azionariato critico 2026
Nel corso del 2026 abbiamo continuato a lavorare sui temi che da anni caratterizzano la nostra attività.
Con Eni ed Enel il confronto ha riguardato, tra le altre cose, la transizione energetica, la decarbonizzazione e gli impatti ambientali e sociali delle strategie industriali. A Eni abbiamo chiesto in particolare maggiore trasparenza sui progetti per la produzione di biocarburanti in Africa e sui loro effetti per gli agricoltori e le comunità locali.
Con Acea siamo tornati sulla gestione della risorsa idrica, sulle perdite di rete, sugli investimenti infrastrutturali e sulla partecipazione degli azionisti alle assemblee. Con BF abbiamo verificato i passi compiuti sul fronte della biodiversità e dell’integrazione della sostenibilità nella governance aziendale.
La trasparenza fiscale è stata invece al centro del confronto con Adidas, mentre con Generali abbiamo proseguito il dialogo sulla decarbonizzazione, sugli investimenti e le attività assicurative nel settore dei combustibili fossili e sulle politiche di esclusione delle imprese coinvolte nelle armi nucleari.
Un altro tema trasversale rimane quello dei diritti degli azionisti. Anche nel 2026 diverse grandi società italiane hanno scelto assemblee a porte chiuse, con la sola partecipazione del rappresentante designato. Una modalità che, secondo Fondazione Finanza Etica, riduce il confronto tra azionisti e management e impoverisce la democrazia societaria.
Armi autonome e intelligenza artificiale: il nuovo fronte dell’engagement
Nel 2026 abbiamo aperto anche un nuovo fronte di azionariato critico: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma autonomi.
Abbiamo portato il tema nelle assemblee di Leonardo, Fincantieri, Rheinmetall e TKMS e, grazie alla collaborazione con la federazione degli azionisti critici tedeschi DKAA, anche in quelle di Airbus e Renk.
Alle imprese abbiamo chiesto quale sia il grado di autonomia dei sistemi sviluppati, se esistano policy che escludano armi capaci di operare senza intervento umano e quali garanzie assicurino che la decisione finale sull’impiego della forza rimanga sotto un controllo umano significativo.
Le risposte mostrano quanto il problema sia ancora aperto. Diverse aziende dichiarano di mantenere l’essere umano nel processo decisionale, ma non dispongono di politiche pubbliche e vincolanti che stabiliscano limiti precisi allo sviluppo e all’impiego di sistemi d’arma autonomi.
Ed è una questione che sta diventando sempre meno teorica.
Il 24 agosto il New York Times ha ricostruito l’attacco avvenuto il 6 luglio a Zaporizhzhia, in Ucraina, nel quale un drone russo dotato di un sistema di intelligenza artificiale ha ucciso tre civili. Secondo gli esperti, i militari e gli investigatori ucraini citati nell’inchiesta, il drone era stato indirizzato verso un distributore di carburante, ma avrebbe poi selezionato autonomamente il bersaglio preciso da colpire. Potrebbe trattarsi del primo caso documentato di civili uccisi da un drone russo dotato di un sistema autonomo di selezione del bersaglio.
Pochi giorni dopo, Nazioni Unite e Comitato Internazionale della Croce Rossa hanno nuovamente chiesto agli Stati di arrivare a regole internazionali giuridicamente vincolanti sui sistemi d’arma autonomi.
È esattamente la questione che abbiamo deciso di portare nelle assemblee: chi decide quando una macchina può usare la forza? E fino a che punto le imprese che sviluppano queste tecnologie possono limitarsi a richiamare il rispetto delle norme esistenti?
Tutti i risultati dell’azionariato critico 2026
Sul nostro sito sono disponibili due percorsi per approfondire il lavoro svolto.
Nella pagina Temi raccogliamo i principali ambiti del nostro engagement e le questioni su cui chiediamo alle imprese maggiore trasparenza e responsabilità.
Nella pagina Imprese è invece possibile consultare, azienda per azienda, l’attività svolta nel 2026, le domande presentate, le risposte ricevute e la nostra valutazione dei risultati.
Perché essere azionisti, per noi, non significa soltanto possedere una quota di una impresa. Significa assumersi la responsabilità di chiedere conto di come il capitale viene utilizzato e delle conseguenze che le decisioni delle imprese hanno sulla società, sull’ambiente e sulle persone.