Un primo, importante traguardo è stato raggiunto: oltre 50.000 persone hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per istituire un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.
Le 50.000 firme rappresentano la soglia necessaria per portare la proposta in Parlamento. Ma la raccolta non è finita: si può firmare fino al 18 settembre compreso. Ogni nuova firma dà più forza politica alla proposta e al suo futuro percorso parlamentare.
Per questo l’appello, adesso, è semplice: continuiamo a firmare e a far firmare.
50.000 firme: un traguardo, ma non un punto di arrivo
La proposta di legge, dal titolo Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, è stata depositata alla Corte di Cassazione il 16 marzo 2026 nell’ambito della campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da CNESC – Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!.
Per una legge di iniziativa popolare servono almeno 50.000 firme. Ora quella soglia è stata superata.
Raggiungere le 50.000 firme consente alla proposta di iniziare il suo percorso in Parlamento. Ma andare oltre conta ancora. Più firme significa mostrare un sostegno più ampio a politiche di prevenzione dei conflitti, protezione delle persone, coesione sociale e costruzione della pace.
Le firme che arriveranno da qui al 18 settembre rafforzeranno il peso politico della proposta quando il Parlamento inizerà a discuterla.
Che cos’è la difesa civile non armata e nonviolenta
La proposta di legge parte da una domanda che riguarda da vicino anche la finanza etica: dove scegliamo di destinare le risorse quando parliamo di sicurezza?
Negli ultimi anni i governi hanno destinato risorse crescenti al rafforzamento degli apparati militari e al riarmo.
“Un’altra difesa è possibile” propone un’altra direzione possibile per una parte di queste risorse. Significa investire nella prevenzione dei conflitti, nella mediazione e nella protezione delle persone e dei territori. Significa anche rafforzare il servizio civile e gli interventi civili nelle aree di crisi. E significa sostenere la ricerca per la pace e il disarmo.
La difesa civile è un insieme di politiche, competenze e strumenti per prevenire le crisi, affrontare i conflitti e ridurre la violenza. Allo stesso tempo, rafforza la capacità delle comunità di affrontare emergenze, conflitti e situazioni di fragilità.
Per Fondazione Finanza Etica questo approccio ha un significato molto concreto. Ogni scelta finanziaria rende possibili alcune attività invece di altre. Questo vale per gli investimenti delle banche e dei fondi. Ma vale anche per le scelte sulla spesa pubblica.
Chiedersi quale difesa vogliamo significa quindi anche chiedersi quale economia vogliamo finanziare e a quali strumenti vogliamo destinare le risorse.
Cosa prevede la proposta di legge
Al centro della legge c’è la proposta di istituire, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.
Il Dipartimento coordinerebbe strumenti ed esperienze che in parte già esistono. Tra questi ci sono il Servizio Civile Universale, i Corpi Civili di Pace e la Protezione Civile.
La proposta prevede inoltre un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. L’istituto fornirebbe supporto scientifico alle politiche di difesa civile. La legge prevede anche un Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta. Tra le forme di finanziamento è prevista anche la possibilità per le persone contribuenti di destinare a questo Fondo una quota pari al 6 per mille dell’IRPEF.
L’obiettivo è quindi anche dare continuità, coordinamento e risorse a politiche e strumenti che oggi operano spesso in modo frammentato.
Finanza etica, pace e disarmo
Per Fondazione Finanza Etica parlare di difesa significa anche parlare di scelte economiche e finanziarie.
Da anni analizziamo il legame tra finanza, pace e industria degli armamenti.
Con ZeroArmi, realizzato insieme a Rete Italiana Pace e Disarmo, analizziamo il coinvolgimento delle principali banche italiane nel settore delle armi. Studiamo anche le politiche che regolano finanziamenti e investimenti in questo settore.
Il nostro obiettivo è promuovere più trasparenza e responsabilità nelle scelte finanziarie.
Perché costruire la pace significa anche interrogarsi su come utilizziamo il denaro e quali attività scegliamo di finanziare. La proposta di legge aggiunge un tassello importante a questa prospettiva.
Non basta discutere di quante risorse destinare agli armamenti. Occorre anche scegliere di costruire e finanziare concretamente gli strumenti della pace.
Un altro modo di pensare la sicurezza
La campagna pone una domanda particolarmente attuale: che cosa significa davvero investire nella sicurezza?
In un momento di forte crescita della spesa militare, “Un’altra difesa è possibile” propone di allargare lo sguardo. Il riarmo non rappresenta l’unico strumento con cui affrontare le crisi internazionali.
Possiamo investire anche nella prevenzione e nella mediazione dei conflitti. La protezione delle popolazioni civili e la cooperazione internazionale hanno bisogno di risorse e strumenti adeguati. Allo stesso tempo, serve rafforzare gli interventi capaci di agire prima che i conflitti degenerino.
La sicurezza riguarda anche la capacità delle comunità di affrontare le crisi, proteggere le persone e costruire relazioni di pace. E riguarda inevitabilmente le risorse che scegliamo di destinare a questi obiettivi.
Si può firmare fino al 18 settembre
Le 50.000 firme necessarie sono state raggiunte, ma la raccolta continua fino al 18 settembre 2026 compreso.
Ogni firma in più rafforza il sostegno politico alla proposta. Mostra quante persone chiedono di investire anche nella prevenzione dei conflitti e nella costruzione della pace.
Per firmare online bastano pochi minuti. Si può farlo sulla piattaforma del Ministero della Giustizia con SPID, CIE o CNS.
→ FIRMA “UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE” ENTRO IL 18 SETTEMBRE
Le 50.000 firme ci sono. Facciamo in modo che siano molte di più.
Più firme porteranno in Parlamento un messaggio più forte: costruire sicurezza significa anche organizzare, sostenere e finanziare gli strumenti della pace.enti della pace.