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Perché la violenza economica di genere non è ancora riconosciuta come reato autonomo?

Perché la violenza economica di genere non è ancora riconosciuta come reato autonomo?

C’è una forma di violenza che non lascia lividi, ma colpisce in profondità la libertà delle persone: quella economica. Si manifesta quando l’accesso al denaro, al lavoro o alle risorse viene negato, controllato o sottratto. Quando la gestione dei soldi diventa un’arma per limitare la possibilità di scegliere, decidere, vivere. È la forma di violenza più difficile da riconoscere perché spesso si confonde con l’abitudine, con ruoli socialmente accettati, con la dipendenza “normale”.

La violenza economica non è ancora riconosciuta come reato autonomo.

Eppure i numeri parlano chiaro. Secondo l’ISTAT, il 26,4% delle donne con un partner attuale e il 46,1% di quelle con un ex partner hanno subito forme di violenza psicologica o economica. L’EIGE stima che una donna su cinque in Europa sperimenti violenza economica nel corso della vita e l’Organizzazione Mondiale della Sanità la riconosce come una delle quattro dimensioni della violenza di genere, insieme a quella fisica, sessuale e psicologica.

In Italia, però, la violenza economica non viene nemmeno misurata in modo sistematico. Ma il nodo non è solo giuridico, è anche culturale.

La disuguaglianza nasce nelle famiglie in cui ai ragazzi si parla di investimenti e alle ragazze di spesa, così il 70% delle ragazze tra i 15 e i 18 anni dichiara di sentirsi a disagio nel parlare di decisioni economiche, contro il 40% dei coetanei maschi. Uno dei risultati è che l’11% delle donne non ha un conto corrente personale.

Per questo, nella primavera 2025, il Gruppo Banca Etica ha avviato un percorso formazione dedicato al riconoscimento e alla prevenzione della violenza economica di genere, che può emergere anche da segnali che richiedono letture tecniche e attenzione particolare: operazioni anomale, controlli sul conto, limitazioni all’accesso al denaro.  Da qui è nato “Monetine”, uno strumento operativo per aiutare chi lavora in banca a riconoscere situazioni di vulnerabilità e a gestirle con la giusta attenzione, promuovendo una cultura del rispetto e della cura nelle relazioni

Il progetto sta già generando alleanze. In Toscana, insieme a Fondazione NOI – Legacoop Toscana, sono stati avviati percorsi con cooperative e centri antiviolenza per favorire l’inserimento lavorativo di donne che stanno ricostruendo la propria autonomia economica. Nel 2026 prenderà forma una nuova collaborazione con Fondazione Libellula, dedicata alla prevenzione nei luoghi di lavoro.

Crediamo che la finanza possa essere uno spazio di trasformazione, dove persone, reti e istituzioni possano riscrivere le regole del potere economico, costruendo libertà, fiducia e possibilità. Il cambiamento sistemico non è un concetto astratto: accade ogni volta che chi abita mondi diversi sceglie di collaborare per cambiare ciò che genera disuguaglianza.