Salario dignitoso: una questione di giustizia climatica

Data di pubblicazione: 22 Settembre 2026

Salario dignitoso e giustizia climatica nella filiera della moda

Il caldo estremo non è uguale per tutti. C’è chi può fermarsi, proteggersi o cambiare i propri ritmi. E c’è chi continua a lavorare anche quando le temperature diventano insostenibili, perché non ha alternative e perché il proprio salario non consente di rinunciare neppure a una giornata di lavoro.

La crisi climatica amplifica disuguaglianze che esistono già. Chi ha redditi più bassi dispone spesso di meno strumenti per proteggersi dai suoi effetti, sul lavoro come nella vita quotidiana.

Per questo parlare di salario dignitoso, oggi, significa parlare anche di giustizia climatica.

Il 25 settembre, in occasione della Giornata Mondiale per il Salario Dignitoso, Campagna Abiti Puliti pubblicherà un aggiornamento del rapporto Il salario dignitoso è un diritto universale, realizzato nel 2022 anche con il sostegno di Fondazione Finanza Etica.

La domanda della ricerca è: quanto dovrebbe guadagnare oggi una persona per vivere dignitosamente?

Che cosa significa salario dignitoso

Un salario dignitoso non coincide semplicemente con un salario minimo né con quanto basta per sopravvivere.

Significa poter sostenere le spese per cibo adeguato, casa, salute, istruzione, trasporti e servizi essenziali, mantenendo anche un margine per affrontare gli imprevisti e partecipare pienamente alla vita sociale.

La Clean Clothes Campaign, di cui Campagna Abiti Puliti è la sezione italiana, lavora da anni perché il salario dignitoso diventi un diritto effettivo per le persone che lavorano nelle filiere globali della moda. Fondazione Finanza Etica aderisce alla Campagna Abiti Puliti e ne sostiene le iniziative per i diritti del lavoro.

Nel 2022 abbiamo sostenuto anche la ricerca sul salario dignitoso universale in Italia, parte di un lavoro più ampio sulle condizioni di chi produce gli abiti che compriamo.

Salari bassi e profitti elevati: la disuguaglianza nella moda

La questione non riguarda soltanto il livello delle retribuzioni. Riguarda come la ricchezza viene distribuita lungo le filiere produttive.

Negli ultimi decenni la distanza tra le retribuzioni di chi lavora e quelle dei vertici aziendali è aumentata. Nel settore della moda questa disuguaglianza assume una forma particolarmente evidente.

Da una parte ci sono gruppi multinazionali e patrimoni enormi. Dall’altra, milioni di persone lavorano nelle catene di fornitura tessili con salari che spesso non consentono di soddisfare bisogni fondamentali.

Il problema attraversa il Nord e il Sud del mondo. E non riguarda soltanto la produzione nei Paesi a basso reddito: lavoro povero, precarietà e salari insufficienti sono presenti anche nelle economie più ricche.

Fondazione Finanza Etica affronta da anni questi temi anche attraverso l’azionariato critico. Abbiamo portato nelle assemblee delle grandi imprese della moda domande sui salari, sui diritti delle persone che lavorano nelle catene di fornitura e sulle responsabilità delle aziende. Con Campagna Abiti Puliti abbiamo lavorato, tra gli altri, sul caso H&M e sulla campagna internazionale #PayYourWorkers.

Perché il salario dignitoso riguarda anche il clima

Gli effetti della crisi climatica non si distribuiscono in modo uniforme.

Il caldo estremo è anche un rischio sul lavoro. Chi lavora all’aperto, in fabbrica o in ambienti non adeguatamente climatizzati può essere più esposto all’aumento delle temperature. Chi percepisce salari bassi ha inoltre meno possibilità di ridurre le ore di lavoro, fermarsi o sostenere i costi necessari per proteggersi.

Lo stesso meccanismo opera su scala globale. Le persone e le comunità che hanno contribuito meno alla crisi climatica spesso ne affrontano le conseguenze più pesanti.

Per questo una transizione ecologica davvero giusta non può separare la riduzione degli impatti ambientali dalla tutela dei diritti sociali.

La trasformazione dell’industria della moda non può scaricare ancora una volta i costi sulle persone che già occupano le posizioni più fragili della filiera.

Una transizione giusta anche nella moda

È uno dei principi al centro del Manifesto per una transizione giusta nella moda, sostenuto da Campagna Abiti Puliti.

La transizione deve cambiare non soltanto materiali, processi produttivi ed emissioni. Deve cambiare anche la distribuzione del potere e della ricchezza lungo le filiere.

Significa garantire salari dignitosi, condizioni di lavoro sicure e libertà sindacale. Significa distribuire i profitti in modo più equo. E significa evitare che i costi della crisi climatica e della trasformazione ecologica ricadano ancora sulle persone che già sopportano il peso maggiore.

Giustizia sociale e giustizia climatica non sono due battaglie separate.

Quanto dovrebbe essere un salario dignitoso nel 2026?

Il 25 settembre 2026, in occasione della Giornata Mondiale per il Salario Dignitoso, uscirà la nuova scheda di aggiornamento del rapporto Il salario dignitoso è un diritto universale.

La nuova stima proverà a rispondere a una domanda apparentemente semplice: quanto dovrebbe guadagnare oggi una persona per accedere a cibo, casa e servizi di qualità e vivere una vita dignitosa?

Prima di conoscere il risultato, vogliamo chiedere anche a te di fare una stima.

Quanto dovrebbe valere, secondo te, un salario dignitoso?

Bastano tre minuti per rispondere e dirci cosa ne pensi.

DICCI LA TUA

Il 25 settembre a Bari

La Giornata Mondiale per il Salario Dignitoso sarà anche un’occasione per discutere pubblicamente del rapporto tra salari, lavoro e crisi climatica.

Il 25 settembre a Bari, Campagna Abiti Puliti ne parlerà insieme a Fridays For Future.

SCOPRI TUTTE LE INFORMAZIONI SULL’INCONTRO

E se condividi l’idea che la transizione nella moda debba essere insieme ambientale e sociale, puoi sottoscrivere il Manifesto per una transizione giusta nella moda.

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